Gli ormoni…una sorta di Deus ex machina?
Il tema a mio avviso che è maggiormente emerso è che le nostre azioni, i nostri comportamenti, le reazioni, gli atteggiamenti, sono fortemente legati ad un aspetto chimico che riguarda il nostro corpo: gli ormoni.
La produzione e il livello di produzione degli ormoni, nella madre e nel bambino, nei primi mesi di vita, possono essere sia la causa che la conseguenza di reazioni fisiche che determinano il grado di salute nello sviluppo fisico, psichico ed emotivo.
Questa è una nuova frontiera di studi scientifici che vengono intrapresi in varie università e relativamente a vari ambiti perinatali (ma anche non perinatali): il travaglio e il parto (somministrazione di farmaci, ormoni sintetici, analgesia, modalità del parto, etc.) e la cura del neonato (la separazione madre bambino, il tipo di cure erogate al bebè, etc.).
Ciò che è estremamente interessante è che certi temi che per alcuni risultano intuitivamente ovvi e per altri appaiono ininfluenti dal punto di vista degli esiti fisici e di salute, come il contatto pelle a pelle, il rispetto della fisiologia della nascita, etc. sono ora analizzati con rigorosi approcci scientifici di misurazione su vasta scala di parametri vitali e non. Il riscontro di queste misurazioni e analisi mostrano che modalità diverse, che in apparenza hanno esiti simili (es. dati due neonati, nati sani, ma in modalità diverse: taglio cesareo vs parto vaginale, o vaginale indotto con ormoni sintetici o non indotto, o vaginale con anestesia farmacologica o senza, etc.) in realtà mostrano indicatori diversi sia nella madre che nel bebè, in termini di capacità di termoregolazione, livelli ormonali, indicatori di adattamento, che appaiono avere delle correlazioni con la tendenza a sviluppare patologie, o sviluppo di abilità cognitive diverse nel corso della vita.
La diade mamma bebè: l’amore prevale sulla tecnologia anche nelle EBM?
Grazie alla estensiva dissertazione e alle evidenze sul tema dell’impatto ormonale sul benessere di madre e bambino, impatto ormonale scatenato dal rispetto o meno della fisiologia, mi pare che un grande “take away” (cosa mi porto a casa) per i medici presenti sia stato: l’importanza del contatto pelle a pelle tra madre e neonato. I risultati scientifici delle ricerche sono tali da mostrare un’efficacia incomparabile nel trattare i neonati prematuri con la marsupio terapia (cangaroo mother care), ovvero il contatto pelle contro pelle del bambino con la madre in particolare, rispetto all’uso delle incubatrici, ad es., ma anche in assoluto su neonati che non presentano prematurità. Il contatto pelle a pelle con il padre non risulta efficace come quello con la madre, perché la madre ha assetti ormonali “sintonizzati” sul bebè che consentono una capacità di regolazione che risulta ottimale per l’adattamento metabolico e lo sviluppo del bambino, non si rileva altrettanto con il padre.
L’episiotomia: la mutilazione dei genitali femminili non è solo in Africa …
Tra gli ospiti, Mikeal Stark, padre della moderna e più sicura tecnica del cesareo, è intervenuto su 2 temi: l’episiotomia e il taglio cesareo.
Sull’episiotomia, il taglio per allargare l’orifizio genitale femminile durante il parto, in un intervento in cui ogni slide era supportata dai riferimenti agli studi più recenti, conclude che nessuna delle ragioni che hanno portato negli anni all’introduzione dell’episiotomia (avvenuta nel 19° secolo) è risultata nei fatti avvalorata. L’episiotomia sembra una pratica che si sta riucendo a livello mondiale, ma numerosissimi sono ancora gli ospedali dove è praticata di routine, e raggiunge tassi del 70%. Inoltre viene in moltissimi posti utilizzata, anche se non in modo ufficiale, come tecnica per insegnare la sutura ai giovani chirurghi…
Ormai esistono 25 anni di storia documentata in cui emerge che: l’episiotomia non salva il perineo, previene lacerazioni di 1° e 2° grado, ma aumenta il rischio di lacerazioni di 3° e 4° grado. Non evita il prolasso delle pelvi, le evidenze non mostrano riduzioni della durata del periodo espulsivo, né migliori apgar, aumenta le perdite ematiche e quindi il ricorso a trasfusioni, incrementa la morbilità materna, aumenta il dolore e la dispanuria post partum e la richiesta di TC elettivi nel parto successivo.
In alcuni paesi (Brasile e Messico ad es.) vi è l’abitudine al cosiddetto “husband stitch” cioè “il punto di sutura del marito”, cioè il perineo viene cucito con un punto in più, rispetto all’originale fisiologia, per ridurre l’apertura della vagina, questo garantirebbe un maggior piacere al maschio nel rapporto sessuale… questa testimonianza è stata portata dalle ostetriche di quei Paesi.
Laparotomia in via d’estinzione, unico superstite il Taglio Cesareo…
Sul TC, Stark, che ha 2 figli e 3 nipoti, tutti nati da parto vaginale, afferma che il TC non è un’alternativa al parto per via fisiologica, e che una richiesta di TC elettivo da parte di una donna, in genere giunge perchè i medici che hanno affiancato la donna non sono stati in grado di cogliere le sue vere esigenze e di spiegare la vera natura e le implicazioni del TC, i benefici del parto fisiologico e offrirle un’assistenza adeguata.
La sua è stata una vera e propria lezione sulla tecnica corretta per eseguire un TC.
Stark afferma che in un futuro molto vicino, il TC sarà l’unica occasione per un medico di vedere un’operazione in laparotomia, perchè ormai la chirurgia si avvia verso l’utilizzo di tecniche robotiche che utilizzano sonde che non necessitano di aprire il corpo del paziente, ma entrano attraverso i vari orifizi.
Aderenze per la mamma e cicatrici sul neonato: spie di taglio cesareo non ben eseguito.
Il postulato di partenza, per Stark, è che il TC è un intervento che, come qualsiasi altro, necessita di una cura ad ogni minimo dettaglio incredibilmente accurata. Sono cruciali anche dettagli in apparenza insignificanti, come, ad es., in quale posizione il chirurgo deve operare, rispetto alla paziente, a seconda che sia mancino o destrorso, in quale verso vada infilato l’ago per ricucire, etc. Perché i dettagli hanno un grosso impatto in termini di traumi che possono generare complicazioni (es. lacerazioni maggiori di quelle necessarie, lesioni della vescica, etc.), e vanno pianificati con cura e conosciuti per meglio agire nelle situazioni di emergenza, dove è più difficile fermarsi a riflettere.
Dalla sua lezione e dalle conclusioni espresse, è inoltre emerso che la formazione di aderenze post cesareo, come il taglio involontari del neonato, sono il risultato di un uso non corretto della tecnica di cesareo. In particolare le evidenze scientifiche mostrano che le aderenze non sono correlabili ad alcun tratto caratteristico della persona (tipo di tessuti, anamnesi, etc.), mentre sono correlate al tipo di tecnica utilizzata.
Il Grande Assente
A mio avviso il grande assente è stato il tema degli effetti del taglio del cordone (taglio immediato, ritardato o non taglio). Tutti i professionisti, a fronte della domanda, affermavano che l’evidenza scientifica e la buona pratica impongono di attendere almeno 3 minuti prima del taglio del cordone. Nel caso degli Stati Uniti si afferma che ciò viene fatto a meno che non vi sia necessita’ di rianimazione del bambino.
Il Pediatra brasiliano Professor Ricardo Chavez, in una tavola rotonda, ha trattato il tema del taglio del cordone e ha suscitato la domanda su come comportarsi tra donazione del sangue del cordone, che impone il taglio immediato e il taglio ritardato. Chavez ha affermato che occorre interrogarsi molto anche sul business che si è ingenerato intorno alla conservazione del sangue cordonale, che le evidenze scientifiche sono molto chiare nell’affermare che la riserva di sangue della placenta ha un valore importante per la salute del neonato, che la donazione pertanto abbia senso quando c’è un membro della famiglia in età pediatrica che potrebbe beneficiarne. In caso contrario, quel sangue serve soprattutto per la costruzione della salute del bambino a cui appartiene.
Stark afferma che nei TC lui recide subito il cordone, che non vi sono studi al momento sul tema del taglio del cordone nel TC, ma che vi sono medici che stanno sperimentando il taglio ritardato.
Resoconto a cura dell’Associazione Parto Naturale (www.partonaturale.org)



