E sembra proprio che le famiglie debbano i loro ringraziamenti all’eurodeputata italiana che il 10 agosto scorso ha avuto una bambina, Victoria, e in questi giorni ha partecipato al voto sui congedi in aula con la piccola in braccio. È il quotidiano tedesco Bild a ipotizzare che la presenza della piccola abbia «intenerito» i rappresentanti di quei paesi che osteggiavano la direttiva soprattutto per motivi economici, inducendoli a votare a favore del provvedimento.
Con il congedo di paternità obbligatorio conquistiamo un importante cambio di prospettiva rispetto alla nascita di un bambino, responsabilizzando i padri come le madri. Molto si è discusso sull’obbligatorietà del congedo che in molti avrebbero voluto facoltativo. Alla fine però ha prevalso la volontà di riequilibrare il peso della responsabilità rispetto alla donna che ha comunque l’obbligo del congedo.
La norma poi varrà anche per le coppie conviventi, non sposate. Si è privilegiato il diritto del bambino rispetto a quello del vincolo del matrimonio. Un’altra novità per l’Italia riguarda l’allungamento del congedo in caso di nascita di un bambino disabile: otto settimane in più per le mamme.
La direttiva sarà approvata nel giro di un paio di mesi dal Consiglio, a quel punto andrà recepita da singoli membri. Contro la direttiva tutti i paesi che al momento hanno una regolamentazione sui congedi più restrittiva: Francia, Germania ma anche Inghilterra.
Tra gli altri emendamenti approvati dall’europarlamento anche quello che vieta il licenziamento delle donne dall’inizio della gravidanza fino almeno al sesto mese dopo la fine del congedo di maternità. Queste devono poi poter tornare al loro impiego precedente o a un posto equivalente con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità. La relatrice, la socialista portoghese Edite Estrela, conta su un’approvazione rapida da parte del Consiglio, perché, dice, «la maternità non può essere vista come un fardello sui sistema nazionali di sicurezza sociale ma come un investimento per il futuro».
fonte Il Giornale
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