Allattamento e sindrome da Wonder Woman

La mia esperienza di allattamento con un avvio non troppo facile.

Quando ero incinta della mia prima figlia mi ero informata molto su gravidanza e parto ma vedevo l'allattamento come qualcosa di semplice e intuitivo: in fondo cosa ci vuole? Metti il bambino vicino alla tetta e lui ciuccia. Finito lì.
La mia gravidanza si concluse con un bel parto in casa e subito dopo l'ostetrica mi aiutò ad attaccare la bambina al seno e mi diede qualche consiglio. Anche in quell'occasione pensai che fosse facile, solo... accidenti che male!

E' tutto semplicemente meraviglioso

Ubriacata di ormoni del parto e con in braccio la mia tanto attesa creatura mi avviavo verso il mio primo giorno da mamma e tutto mi sembrava assolutamente meraviglioso.
Al 3° giorno arrivò una montata lattea straripante, i miei seni diventarono duri e il dolore al capezzolo si acuiva ad ogni poppata, ancora una volta l'aiuto dell'ostetrica fu provvidenziale per insegnarmi a spremere il seno in modo da far attaccare meglio la bambina e lenire il mio fastidio, ero rinfrancata ma lei mi avvertì che con l'arrivo del latte gli ormoni cambiano e può scapparci la lacrimuccia.

"A me non succederà, sono passata indenne dal parto, d'ora in poi sarà tutto in discesa..." pensai ingenuamente.

E' tutto semplicemente tremendo

La sera stessa i lacrimoni gocciolavano sul seno al vento mentre cercavo di ammorbidire i seni con il "metodo della bottiglia" (si appoggia una bottiglia al seno dopo averla scaldata in modo che l'effetto sottovuoto faccia uscire il latte) e facilitare così le poppate in attesa che la produzione si regolasse da sé. So che molte donne soffrono per non aver avuto abbastanza latte ma io in quel momento maledicevo tutto quel latte, avevo le magliette continuamente bagnate e la notte allagavo il letto; mi sentivo una mucca gonfia e il continuo attaccarsi e staccarsi di mia figlia mi faceva provare un dolore acuto insopportabile.

L'allattamento si stava rivelando molto più complesso del previsto.

Le poppate erano diventate una vera e propria lotta, più io ero tesa più la mia bambina si attaccava e staccava di continuo, e ogni volta che si attaccava io imprecavo sottovoce. Cercavo di diradare le poppate con l'unico risultato di rendere il seno ancora più gonfio e dolorante, in un circolo vizioso che non sapevo come interrompere.
Qualche notte dopo, all'ennesimo risveglio con poppata-lotta, il papà con la figlia urlante in braccio mi buttò in faccia tutta la mia inadeguatezza e tirò fuori la frase: 
"Così non si può andare avanti, o cambiano le cose o domani mattina vado a comprare il latte artificiale!"

Latte artificiale?!? Ma stiamo scherzando? Qualcosa fece click nel mio cervello, presi mia figlia e, stringendo i denti, la allattai pensando che era ora di affrontare effettivamente il problema e farmi aiutare da qualcuno.

E' ora di farmi aiutare

La mattina dopo telefonai subito all'ostetrica, il suo aiuto e i suoi consigli mi aiutarono a migliorare la poppata, nel giro di qualche giorno, anche grazie all'aiuto dei paracapezzoli, il dolore era quasi sparito e in un mese circa avevo messo via anche i paracapezzoli e allattavo ormai in qualunque posizione e luogo con immensa semplicità.
Ma perché non avevo chiesto aiuto prima?
Ancora adesso me lo domando, ero in difficoltà, estrema difficoltà, in un momento di fragilità come quello del postparto e invece di fare anche solo una telefonata ero rimasta due giorni con la convinzione che potevo farcela da sola. Forse non ero consapevole di quanto fossi in difficoltà o forse è lo spirito da wonder woman che aleggia in tutte le donne.
E perché mio marito, che mi ha sempre sostenuto in tutto, invece di darmi in mano il telefono è andato così in tilt anche lui da farmi sentire la peggiore delle madri? Sì è vero forse la sua frase ha salvato l'allattamento ma avrebbe potuto anche affondarmi completamente e gettarmi nel baratro dell'inadeguatezza.
Non ho risposte ancora oggi che sono passati 9 anni. Ma so per certo che fui ad un passo dall'abbandono dell'allattamento anche se oggettivamente non avevo nessuna difficoltà così grande da non poter essere risolta con l'aiuto di una professionista.

L'allattamento è stato un elemento chiave nella mia relazione con mia figlia e nel mio processo di crescita come mamma, ma è iniziato in modo molto difficile soprattutto a causa della mia  mancanza di informazioni e della mia assurda incapacità a chiedere aiuto.

Se potessi ora dare un consiglio a tutte le donne che stanno per partorire direi sicuramente: informatevi e fatevi aiutare!
Non siete Wonder Woman, non siete sole, non siete onnipotenti, non ci sarà nessuno ad aiutarvi se non siete voi ad alzare la mano e chiedere aiuto.

di Barbara Lamhita Motolese

Questo articolo fa parte del progetto “Storie di allattamento” sponsorizzato da Chicco che ha come obiettivo quello di condividere la propria esperienza di allattamento per essere di aiuto a tante altre donne. Se anche tu hai allattato racconta la tua storia nei commenti qui sotto.

di Barbara Lamhita Motolese

 in collaborazione con Chicco

 

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Barbara Lamhita Motolese

Amo l'innovazione in tutti i campi, e come mamma mi sono scoperta innovativa facendo scelte del passato!
Vivere la mia genitorialità ricercando la coerenza con il mio sentire e con il mio pensiero, mi ha portato a esperienze poco comuni e molto felici: il parto in casa, il co-sleeping, il babywearing, e l'homeschooling... per citarne alcune.
Sono un'appassionata custode della nascita e una meditatrice assidua.
Ho dato vita a GenitoriChannel.it per coniugare la mia passione dei temi genitoriali con quella per il web.

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