Il latte materno... pendolare! Allattamento e lavoro

Allattare e lavorare appare come una sfida e può generare molta preoccupazione nelle mamme, specie quando devono rientrare al lavoro molto presto dopo il parto. Ma è una sfida che si può vincere, come ci racconta Silvia, mamma di un bimbo nato prematuro e che ha incominciato a lavorare quando il bebè aveva 3 mesi e continua ancora oggi a distanza di un anno...

***

Mi trovavo in ospedale per partorire quando uscì un bando che cercava il mio profilo, e appena tornata gli amici si preoccuparono di farmi inviare curriculum e domanda.
Lo feci per rispetto e riguardo nei loro confronti, il lavoro era l’ultimo dei miei pensieri.

Mattia era nato con un mese di anticipo ed era così piccolo che non riusciva a poppare, aveva perso peso ed io ero provata dal cesareo e due influenze consecutive. 

L’allattamento faticava a partire, il mio piccolo si addormentava quasi subito e quando aveva più energia il mio latte sembrava non essere sufficiente a saziarl , così proseguimmo con l’allattamento misto.

Sperai proprio che non mi chiamassero per questo lavoro anche se si trattava del lavoro per cui avevo studiato. Come al solito…per uno strano scherzo del destino, quando non ci pensi più sembra che le cose si avverino.
Mi chiamarono per la selezione, andai a fare il colloquio e non dissi nulla che avevo un bimbo di un mese e mezzo. Mi chiamarono a breve per dirmi che l’esito era positivo, che mi affidavano l’incarico e che avremmo iniziato il 2 Maggio. Mattia a quel punto avrebbe finito i tre mesi.

A due mesi dal parto, finalmente, dopo essermi rivolta ad un’associazione (La Goccia Magica) che fa consulenza e sostegno per l’allattamento partimmo con l’allattamento esclusivo al seno e non dovetti più comprare latte artificiale che mi creava un enorme senso di frustrazione e angoscia. Ma ora che dovevo lavorare come avrei fatto?
Le poppate stavano diventando dei momenti davvero speciali e sereni, Mattia non piangeva più come prima ed io ora finalmente mi sentivo appagata e mamma al 100%.

Contattai l’associazione che mi fece leggere la sezione “Allattamento e lavoro” della LLL, mi regalai subito il libro “L’arte dell’allattamento materno”. Avevo bisogno di sapere più possibile sull’argomento e bisogno di un confronto con altre esperienze per tranquillizzarmi. Seguii i consigli, iniziai a tirare il latte venti giorni prima di iniziare il lavoro, ogni volta che Mattia saltava la poppata, attaccavo il tiralatte e lo mettevo nel congelatore per preparare una scorta per gli imprevisti.

Si avvicinava il primo giorno di lavoro ed ero terribilmente spaventata e angosciata non solo di perdermi dei momenti meravigliosi con mio figlio ma paura di perdere il latte.
Come avrei fatto a tirare il latte al lavoro?
Dove avrei potuto appoggiarmi?
Cosa avrebbero pensato i colleghi del mio allontanamento ogni tre ore?
Come avrei potuto conservare il latte tutte quelle ore, visto poi l’arrivo dell’estate e del caldo.

Dentro di me mi ripetevo che ce l’avrei fatta ma la paura e la preoccupazione mi teneva sveglia la notte.

Il mio primo giorno arrivai con tutta l’attrezzatura (borsa termica, siberino, tiralatte e contenitori) il tutto all’interno di un'altra borsa più grande per poter affrontare un viaggio in treno, un trasbordo in auto e 1,5 Km a piedi per raggiungere l’ufficio. In riunione cercai lo sguardo di una donna che ispirasse istinto materno per chiederle dove potevo tirarmi il latte.
Ero imbarazzata e a disagio ma stavo facendo la cosa più giusta per mio figlio e soprattutto dovevo garantire uno dei suoi diritti fondamentali per cui avevo il dovere di togliermi dall’imbarazzo e invece esserne orgogliosa. Appena le manifestai quest’esigenza lei si attivò subito per cercare un posto adatto, partimmo per una perlustrazione dell’ufficio e trovammo un bagno per disabili poco frequentato. Certo non è il massimo ma da tre mesi in quel bagno io trascorro dei momenti meravigliosi in cui penso intensamente a mio figlio e mi sento vicino a lui e gioisco ogni volta che riempio quel contenitore che servirà per il giorno successivo.

Oggi 13 giugno 2012 , passati 13 mesi dall’inizio del lavoro, Mattia ha compiuto 16 mesi e io ancora lo allatto al seno appena rientriamo a casa. Oggi mi sento una mamma orgogliosa, appagata e felice di aver vinto una sfida difficile. Grazie all’Associazione LA Goccia Magica e alla Leache League, ai loro consigli a al loro sostegno, ce l’ho fatta.

Silvia Bianco

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    ***

    La mia esperienza d’allattamento nasce senza programmazione e da una mia inconscia certezza nel non desiderar fare entrare in casa un biberon fintanto che non si fosse reso assolutamente necessario.
    Fino ad oggi, Giacomo ha 15 mesi, non è servito.

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Commenti   

germana
0 # germana 2012-06-17 16:28
Cara Silvietta, hai proprio ragione,a volte basta poco, un consiglio da parte delle persone che ci sono vicine.
Per me, lo sai bene,che è stato il contrario, Luca ha cominciato a non mangiare dopo l'allattamento, ma se si affrontano i problemi con più tranquillità si riesce a risolverli meglio, purtroppo noi mamme trasferiamo le nostre paure e le nostre angosce ai nostri piccoli e non facciamo altro che rendergli le cose più difficili.
Mattia è un bimbo meraviglioso e tu una mamma speciale... a proposito lo sai che mio figlio è geloso di te!!!
un forte abbraccio germana e luca
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barbara melis
0 # barbara melis 2012-06-24 13:09
La mia esperieza è stata fantastica .... ho avuto Rachele a 32 anni, l'ho allattata x 4 anni .... lei ci ha chiesto una sorellina, così al32 mese di gravidanza, avevo ancora latte, ma ogni volta ke si attaccava, avendo 4 anni e la bocca piena di dentini, mi faceva proprio male, così anke lei ha capito e ha smesso ...io ho interrotto x i restanti mesi di gravidanza, dopodichè è nata Melissa, ke ho allattato x altri 3 anni !!!!
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silvia bianco
0 # silvia bianco 2012-06-25 09:45
Accidenti Barbara!
sei proprio una tosta. Un esempio da seguire per il mio modo di vedere. Continuo a sentirmi ripetere "voglio vedere quando gli devi togliere il latte come farai?!" io ancora non riesco a capire il PERCHE' devo togliere il latte a mio figlio e non lasciare che questo avvenga in modo naturale e spontaneo da parte di entrambi. Per quale motivo dobbiamo fare questa violenza ai nostri figli, è come decidere di non baciarli più o di non accarezzarli più. Francamente non capisco..... lascerò che la cosa avvenga spontaneamente senza l'uso di terribili inchiostri neri sui capezzoli (una pratica di una bruttura indicibile) MA!
quindi davvero i miei complimenti Barbara. hai tutta la mia stima.
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carla
+1 # carla 2012-11-29 08:36
Silvia, leggendo la tua testimonianza mi sono venute le lacrime agli occhi, e volevo tanto tanto ringraziarti a nome di tutte le Consulenti de La Leche League per tutto quello che sei riuscita a fare NONOSTANTE una società che non aiuta per niente. Tu sei stata bravissima nonostante gli ostacoli, e ti sei dovuta adattare ad una situazione ostile.
GC ha un video fra quelli qui sopra, in cui noi presentiamo un nostro nuovo libro che parla esattamente di questo argomento, proprio perché avevamo sentito troppe mamme dire "Ho dovuto smettere di allattare perché sono tornata a lavorare". Sappiamo che la vita a volte ci
pone di fronte a scelte difficili, e questo tuo racconto ne è una prova. Se penso a quel bagnetto in cui ti "ritiri" mi si stringe il cuore, e spero che potremo in piccola parte contribuire a cambiare questa prassi. Ma ci hai mandato tu una testimonianza per il libro? Se non sei tu allora c'è in giro almeno un'altra mamma con una storia molto simile alla tua! E chissà quante altre... E' scandaloso che ancora oggi molte donne, come te, si debbano andare a chiudere in bagno per tirarsi il latte, invece di avere uno spazio dedicato con rispetto e gratitudine... Spero che riusciremo presto ad aprire sul nostro sito www.lllitalia.org una pagina speciale per queste testimonianze!
Un abbraccio da Carla e da tutta La Leche League Italia
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