Venerdì, 04 Febbraio 2011 07:25

I bimbi africani non piangono, qual e' il segreto?

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Abbiamo tradotto per voi questa splendida testimonianza scritta da Claire sul sito inglese InCultureParent. Una mamma africana, che vive da anni in inghilterra, racconta la sua esperienza dei primi 6 mesi di vita di sua figlia, alla riscoperta della saggezza dell’intuito nelle sue radici. Una lettura che fa riflettere e che ci lascia con una regola: il bimbo e’ il manuale di cui disponiamo per essere genitori.

***

Sono nata e cresciuta in Kenya e Costa d'Avorio fino all’età di 15 anni, poi mi sono trasferita nel Regno Unito. Tuttavia, ho sempre saputo che volevo crescere i miei figli (quando li avrei avuti) a casa in Kenya. Sì, davo per scontato che li avrei avuti.
Sono una donna africana moderna: con due lauree, appartengo alla quarta generazione di donne che lavorano, nella mia famiglia, - ma quando si tratta di bambini, sono un’africana tradizionale. Rimane in me la convinzione che la vita non sia completa senza figli e che i bambini sono una benedizione a cui è da folli rinunciare. Anzi, non avere figli non è neppure preso in considerazione.

La mia gravidanza iniziò nel Regno Unito. Con la gravidanza arrivò una tale spinta a tornare a casa, che al quinto mese avevo già venduto il mio studio, messo a punto una nuova attività, cambiato casa e continente.
Quando mi scoprii in attesa feci quello che la maggior parte donne incinte nel Regno Unito avrebbe fatto, divoravo libri: Our Babies, Ourselves, Amarli senza se e senza ma, tutti i libri di W. Sears e l'elenco potrebbe continuare. (Mia nonna poi commentò che i bambini non leggono libri e che tutto quello che dovevo fare era "leggere" il mio bambino).
Tutto quello che leggevo diceva che i bambini africani piangono meno dei bambini europei. Questo mi incuriosì molto, volevo scoprire perchè.

Una volta a casa, in Kenia, mi misi ad osservare. Tendevo lo sguardo per vedere madri e bambini, ed erano ovunque, anche se i neonati africani sotto al mese e mezzo di vita rimanevano per lo più a casa.
La prima cosa che notai fu che, nonostante la loro ubiquità, era in realtà molto difficile "vedere" davvero un neonato keniano. Di solito sono incredibilmente ben avviluppati, prima di essere portati in braccio o fasciati sulla loro mamma (a volte il papà). Anche i più grandini, fasciati sulla schiena degli adulti, vengono ulteriormente protetti dall’esterno da un telo di grandi dimensioni. Saresti già fortunato a scorgere un arto, figuriamoci un occhietto o il naso. Il modo in cui vengono fasciati è come la replica di un utero. I bambini sono letteralmente imbozzolati in modo da essere protetti dallo stress del mondo esterno in cui sono giunti.

La seconda osservazione che fu chiara era legata ad un differenza culturale. Nel Regno Unito è dato per assunto che i bambini piangano, il pianto è connaturato al bambino. In Kenya, è esattamente il contrario: è dato per assunto che i bambini non piangono. Se lo fanno è segno di qualcosa di terribilmente sbagliato e occorre agire immediatamente per porre rimedio, rimuovere la causa. Mia cognata inglese una volta disse: "Alla gente qui non piace proprio che i bambini piangano, vero?”. Trovai che la sua osservazione riassumeva proprio bene questa differenza.

Tutto diventò molto più chiaro quando finalmente partorii e arrivò mia nonna dal villaggio a trovarmi. In effetti la mia bambina piangeva abbastanza spesso. Esasperata e stanca, dimenticai tutto quello che avevo mai letto e, a volte volevo piangere con lei. Ma per mia nonna era molto semplice: "Nyonyo!", “Dalle il tuo seno!”, era la sua risposta ad ogni singolo vagito.
C’erano momenti in cui era un pannolino bagnato, oppure in cui voleva venire in braccio, o aveva bisogno di fare un ruttino, ma per lo più voleva solo stare al seno – e non importava se voleva mangiare o se aveva solo bisogno di un momento di conforto. La indossavo, in fascia, praticamente sempre e facevamo co-sleeping (dormivamo insieme) così portarla spesso al seno era una naturale estensione di quello che già facevamo.

All'improvviso mi fu chiaro il segreto non così nascosto del silenzio gioioso di bambini africani.  Si trattava di una simbiosi fatta per soddisfare i bisogni. Una cosa che richiedeva una sospensione totale dell’idea di ciò che sarebbe dovuto essere, sostituita dall’accoglienza, senza condizionamenti, di ciò che stava realmente accadendo in quel momento.
Il risultato era che mia figlia poppava molto - molto più di quanto avessi mai letto e almeno cinque volte tanto quanto previsto da alcuni dei più rigorosi schemi di poppate che avevo visto.

A circa quattro mesi, quando un sacco di mamme di città iniziano ad introdurre i cibi solidi nel rispetto degli schemi di svezzamento, mia figlia tornò a un ritmo di suzione da neonato: la allattavo ogni ora, fu uno shock totale. Negli ultimi quattro mesi, il tempo tra le poppate aveva cominciato ad aumentare, fino a consentirmi di ricominciare a trattare qualche paziente senza che i miei seni perdessero latte o che la baby-sitter interrompesse la seduta perché la bimba aveva bisogno di una poppata.

La maggior parte delle mamme, nel gruppo madri-neonati che frequentavo, aveva diligentemente iniziato a introdurre la crema di riso (per allungare il tempo fra le poppate) e tutti i professionisti coinvolti nella vita dei nostri figli - pediatri, anche doule, dicevano che andava bene: le mamme avevano bisogno di riposo, avevamo già fatto davvero tanto arrivando a quattro mesi di allattamento esclusivo al seno. Ci assicurarono che i nostri bambini sarebbero stati  bene.
Tuttavia dentro di me sentivo qualcosa di stonato in questo, e anche quando provai, senza troppa convinzione, a mescolare un po’ di papaia (il cibo tradizionale per lo svezzamento in Kenya) con del latte in polvere e lo offrii a mia figlia, lei non ne prese neanche un po’.

Così chiamai mia nonna. Lei si mise a ridere e mi chiese se avevo ricominciato a leggere libri. Mi spiegò che l'allattamento al seno è tutt'altro che lineare.
"Ti dirà lei quando sarà pronta per il cibo – anche il suo corpo te lo dirà."
"Che cosa faccio fino ad allora?" chiesi ansiosa.
"Fai quello che hai fatto fin’ora, semplicemente nyonyo."
Così la mia vita rallentò di nuovo praticamente fermandosi. Mentre molti dei miei coetanei rimanevano meravigliati di come i loro figli dormivano più a lungo ora che avevano introdotto le creme di riso e addirittura si avventuravano su altri alimenti, io mi svegliavo ogni due ore con mia figlia e informavo i pazienti che il ritorno al lavoro non sarebbe stato come avevo previsto.

Presto scoprii che mi stavo trasformando, del tutto involontariamente, in un servizio di sostegno informale per altre mamme di città. Il mio numero di telefono cominciò a girare fra le mamme e spesso, mentre allattavo la mia bimba mi sentivo pronunciare le parole: "Sì, continua ad allattarlo. Sì, anche se lo hai appena allattato. Sì, succede che non riesci a trovare il tempo di toglierti il pigiama in tutta la giornata. Sì, hai bisogno di mangiare e bere come un cavallo. No, non è il caso di prendere in considerazione di tornare al lavoro se ti puoi permettere di non farlo." Infine, rassicuravo le mamme: "Stai tranquilla, poi diventa più facile." Su quest’ultima frase facevo una professione di fede, visto che per me le cose non erano ancora diventate più facili.

Una settimana prima che la mia bimba compisse cinque mesi, tornammo in Inghilterra  per un matrimonio e per presentarla a familiari e amici. Non avevo particolari esigenze e così fu semplice continuare a seguire i suoi schemi di poppata. Andavo avanti, nonostante gli sguardi sconcertati di molti stranieri per il fatto che allattavo mia figlia in luoghi pubblici vari (molti “spazi allattamento” in luoghi pubblici erano relegati nei bagni, e non riuscivo proprio ad usarli).

Al matrimonio, a tavola, le persone vicine a noi osservarono: "che bimba tanquilla – certo che l’allatti ancora tanto." Non dissi nulla, ma quando un'altra signora commentò: "Anche se ho letto da qualche parte che i bambini africani non piangono quasi mai." non potei trattenere una bella risata.

La cosa più importante che mi ha guidato è stata la saggezza dolce di mia nonna:
1. Offrile il seno ogni singolo volta che la bimba ha qualcosa che non va - anche se lo hai appena fatto.
2. Dormi insieme a lei (co-sleeping). Così puoi allattarla prima che lei si svegli del tutto e questo le consentirà di tornare a dormire più facilmente e potrai riposare di più.
3. Portare sempre con te una bottiglia di acqua la sera: per mantenerti idratata e far scorrere il latte.
4. Fai dell’allattamento la tua priorità (in particolare durante gli scatti di crescita) e prendi da quelli intorno a te tutto l’aiuto che puoi. E ricorda: c'è ben poco che non possa attendere.

Leggi il tuo bambino, non i libri. L'allattamento al seno non è lineare - va su e giù o è circolare. E ricorda: sei tu l'esperta dei bisogni di tua figlia.

di J. Claire K. Niala
autrice, madre e osteopata Claire è una donna che ama esplorare le differenze che fortunatamente ancora esistono tra le diverse culture di tutto il mondo. E' nata e cresciuta in Kenya, Costa d'Avorio e Regno Unito. Ha lavorato e vissuto in tre continenti ed ha visitato almeno un paese nuovo ogni anno, da quando aveva 12 anni. I suoi compagni di viaggio preferiti sono la madre e la figlia, le cui storie e interesse per chi le circonda hanno portato Claire a scoprire ed interagire con il mondo in modi che non avrebbe mai immaginato.

Traduzione a cura di Barbara Siliquini

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Commenti   

Vale
-32 # Vale 2011-02-04 13:23
Io e il mio Attilio di 6 mesi non siamo africani...ma facciamo esattamente le stesse cose! Allattamento a richiesta, fascia e co-sleeping...e niente svezzamento per il momento. E niente vaccini!! ;-)
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Lisa_paniscus
-38 # Lisa_paniscus 2011-06-11 14:27
per Betta Celico:

da dove ti arriverebbe questa convinzione che dopo la fine del primo anno il latte non sia più nutriente?

A quanto ne so, contraddice qualsiasi evidenza scientifica sull'allattamen to sia umano che di altri mammiferi: semplicemente NON E' VERO che il latte perda sostanza con il tempo, è stato smentito, e basta. Semmai diminuisce in quantità, man mano che il figlio ne richiede meno perché mangia altre cose, ma non esiste nessuna prova che il valore nutritivo diminuisca. Anzi, è proprio dimostrato che non è vero.

Se tu, come educatrice, ti senti in diritto di fare certe affermazioni direttamente davanti alle mamme, almeno dovresti premurarti di trovare delle prove convincenti, e di citarle per esteso...

Lisa
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gilda
+32 # gilda 2011-11-30 16:17
Io non sono affatto d'accordo co qta pratica.la mamma si annulla completamente e ne risente la sua salute psico /fisica.mia figlia ha 14 mesi e ha avuto orari rigidi nelle poppate..certo. .ha pianto e anche parecchio ma son convinta che se fossi stata piu'flessibile non sarebbe cambiato granche'..i bimbi hanno il loro carattere..chi piange sempre,chi mai....e'inutil e annullarsi per una cosa naturale che solo il tempo puo'cambiare...
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Redazione
-10 # Redazione 2011-12-02 11:31
Gilda,
hai ragione a dire che ogni bimbo ha un suo carattere e l'allattamento non è un modo per zittire i bambini. E' il modo naturale di nutrirli fisicamente ed emotivamente. Allattare a richiesta non significa annullarsi, significa rispondere alle esigenze di tuo figlio nel modo più semplice possibile (anche per la mamma che non deve preparare biberon), se tuo figlio di 5 anni ti chiede da bere cosa fai? Se puoi gli dai un bicchiere d'acqua, se non puoi gli chiedi di aspettare...ste ssa cosa per l'allattamento, con la differenza che un neonato che non ha nessuna nozione del tempo non comprenderà mai l'attesa.
Non è una questione di essere rigidi o flessibili, lui chiede, tu rispondi come puoi in quel momento. Se non sei impegnata in qualcosa che non puoi interrompere, far aspettare un bimbo che ha fame, sete o ha bisogno di essere calmato e rassicurato non può avere una valenza educativa. In tutto questo è possibile anche che tu abbia dei momenti in cui non hai nessunissima voglia di allattare e magari prendi su tuo figlio e lo porti fuori per distrarlo o lo consegni nelle braccia del papà per farti una doccia ed è assolutamente un tuo sacrosanto diritto avere dei momenti di pausa per ricaricarti.
Barbara M.
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sara
-34 # sara 2012-04-11 18:05
Questi consigli sono preziosissimi, infatto ho potuto constatare la grande differenza di serenità e comportamento tra i bimbi africani (senegalesi) e quelli italiani, un abisso. Con mia figlia ho adottato lo stesso comportamento descritto qui e sono molto soddisfatta del fatto che mia figlia sia cresciuta molto serena e per niente capricciosa, con pochi pianti. Anzi! Quando si faceva male (fin dai pochi mesi di vita) accennava al pianto, ma non appena mi avvicinavo per consolarla o col seno o senza si calmava e si calma tuttora subito. Quanto agli orari rigidi non so Gilda dove tu abbia partorito, ma già in ospedale sia medici che ostetriche si raccomandavano di allattare la bimba "a richiesta". Ovviamente non è possibile la stessa cosa in caso di allattamento con latte in polvere. Comunque trovo questa testimonianza un meraviglioso modo di vivere la maternità.
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Barbara Siliquini
-16 # Barbara Siliquini 2012-04-12 08:07
Grazie Sara per questa testimonianza! bs
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Claudia
+11 # Claudia 2012-12-16 14:23
Io non ho allattato mia figlia e nei primi tre mesi piangeva molto e dormiva pochissimo. Lo portata a lungo nella fascia nonostante molte persone mi dicevano che la viziavo:'certo che non piange vuole stare in braccio!' . Ma che male c'è nel coccolarli, era l'unico modo per vederla serena, stretta a me si rilassava, poteva starci anche svariate ore e nel frattempo io avevo le mani libere. È capitato spesso di tenerla nella fascia anche di notte e di dormire così avvinghiate.ora a sette mesi e posso dire che 'non ha preso il vizio' quando vuole gattona e poi torna avvinghiata a me. I consigli di molti sono stati la mia rovina , piangevo perché mi sentivo sempre in difetto ma ho continuato a fare a modo mio! Se tornassi indietro non la farei piangere più nemmeno un'attimo.
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patrizia
-37 # patrizia 2013-07-17 12:58
Anche io ho allevato così i miei tre figli: allattamento per due anni e coo-sleeping. Di notte non ricordavo neanche di essermi svegliata per allattare.....i miei bimbi a detta di tutti non piangevano mai!!! Grazie di questa splendida testimonianza!! !!
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bs GenitoriChannel
-14 # bs GenitoriChannel 2013-07-17 15:13
:-)
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liberamente
-39 # liberamente 2013-07-17 14:00
... i bimbi portati e allattati a richiesta, non piangono mai. Che bello!
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bs GenitoriChannel
-13 # bs GenitoriChannel 2013-07-17 15:13
:-)
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Carmela
-35 # Carmela 2015-01-21 17:02
È bellissimo questo racconto di vita..........s ono italiana,metà napoletanoa e metà calabrese ho 3 figli e li ho allattati al seno....è la cosa più bella del mondo.!!!!! L'ultima bimba che ho avuto la allatto ancora e spero di farlo per molto ancora.per adesso mi godo questo momento. ...vivere in simbiosi. ....è bellissimo! !!!! La gente dirà sempre milioni di cose assurde. ...ma la verità è che le donne africane e il popolo africano è da ammirare!!!!!!! ! La loro spontaneità di avere dei bambini e crescere le rende uniche!!!!vorre i tanto riuscire ad conoscere le loro più antiche tradizioni!!!! Questa pagina di vita mi ha fatto commuovere e ho rivisto me stessa quando la mia cara mamma mi diceva falla zzucà. ...!!!!!!! Dai falla zzucà! !!!! È vero. .....la cosa più naturale del mondo........
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bs GenitoriChannel
-13 # bs GenitoriChannel 2015-01-29 11:08
:-)
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Clara
+13 # Clara 2015-08-24 00:01
E noi dal Kenia dovremmo prendere esempio su come accudire un neonato? Lí dove a 20 anni ne hanno già sfornati 5 o 6 a testa senza poterli mantenere? Senza le più elementari norme igieniche? Basta fare un giro in Kenia per capire. O nei suoi orfanotrofi.

Mille volte il metodo occidentale di accudimento dei bambini, neonati e non. La mortalità infantile, l'alfabetizzazi one e la qualità di vita parlano da sole.
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barbara M
-11 # barbara M 2015-08-25 12:39
Clara, non si tratta di prendere esempio riguardo a condizioni di vita e igiene che ovviamente sono specifiche di ogni paese.
Ma guardando a culture diverse si può riflettere su comportamenti che per noi sono abituali (come l'allontanament o precoce del bambino dalla mamma) mettendone in discussione alcune modalità.
Se parliamo di allattamento in ogni caso, l'Istituto Superiore di Sanità ci dice che i bambini andrebbero allattati fino a 6 mesi in modo esclusivo e fino almeno a due anni in complementariet à con il cibo solido.
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