Venerdì, 03 Settembre 2010 00:00

Aumento di rischio di tumore e obesità per i bimbi esposti al fumo in gravidanza

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A volte la rinuncia alla sigaretta in gravidanza può essere davvero difficile per la mamma. E la consapevolezza che non fa affatto bene aggiunge sensi di colpa e disagio al fatto di non riuscire a smettere. Però è importante sapere con oggettività come stanno le cose, perchè può servire a mettere in campo tutte le energie per cercare aiuto.

Il consumo di sigarette durante la gestazione può lasciare un segno indelebile nel Dna del nascituro, con rischi di tumore che si protraggono per tutta la vita.

 

E’ particolarmente inquietante l'ennesima cattiva notizia sui danni che il tabacco può produrre già dal ventre materno e che riguarda sia le madri fumatrici sia le madri vittime del fumo altrui. A lanciare l'allarme uno studio pubblicato sul The Open Pediatric Medicine Journal, secondo cui i bebè che già nei 9 mesi di gravidanza respirano nicotina possono subire una mutazione genetica nel cordone ombelicale che li rende più vulnerabili al cancro.

E i danni, spiegano gli scienziati dell'Università di Pittsburg, sono simili in caso di fumo diretto o passivo. Non basta, quindi, smettere di fumare per proteggere il proprio bambino: bisogna anche garantire ambienti in cui il fumo sia totalmente bandito.

Lo studio, infatti, è stato condotto su oltre 100 donne in dolce attesa che avevano fatto scelte differenti rispetto alla sigaretta. Alcune erano esposte a fumo attivo o passivo, altre avevano smesso di fumare durante la gravidanza, altre ancora non avevano avuto alcun contatto con il fumo.

ll risultato della ricerca arriva a poco tempo di distanza da un'altra rilevazione, resa nota dalla stampa inglese: oltre ai danni permanenti del Dna, fumare in gravidanza espone i figli a un maggior rischio di incorrere nell’obesità durante l’adolescenza. Questo perché i bebè esposti al fumo accumulano una maggiore quantità di grassi già durante la gestazione. “La nicotina nel periodo prenatale può influenzare alcune parti del cervello, comprese quelle che controllano come mangiamo e come bruciamo le calorie” ha aggiunto Zdenka Pausova, che si è occupato della ricerca.

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