Cellule staminali: il Ministero scoraggia la donazione autologa

Nelle mie due gravidanze la domanda che mi è stata posta più volte dopo essersi informati sul sesso della creatura è stata "Lo sai che ora puoi donare le cellule staminali o conservarle per tuo figlio?", spesso questa domanda mi è stata posta da single, da giovani uomini o addirittura da ragazze adolescenti. Quasi nessuno di loro sapeva cos'è e come funziona la placenta nè il cordone.



Questo a dimostrazione di quanto il tema della donazione di cellule staminali sia ormai divenuto di pubblico dominio. Purtroppo le informazioni che dovrebbero accompagnare questa conoscenza non sono divenute invece di pubblico dominio.
Proviamo a colmare quindi queste lacune, iniziando da un documento del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali che spiega molto chiaramente cosa sono le cellule staminali e i diversi tipi di donazione. Il documento che si intitola "Uso appropriato delle cellule staminali del sangue del cordone ombelicale" si conclude con una presa di posizione molto chiara che scoraggia la donazione per uso autologo, una pratica (a pagamento) che gode di una agressiva e fuorviante campagna pubblicitaria ma che non è supportata da nessuna evidenza scientifica.

Cosa sono le cellule staminali emopoietiche?
E' una popolazione cellulare in grado di dare origine a tutti gli elementi corpuscolati del sangue periferico (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine).
Queste cellule sono in grado di rigenerare l’ambiente midollare in tutti quei casi in cui esso è stato danneggiato in seguito a patologie (ad esempio aplasiemidollari), esposizione accidentali a radiazioni ionizzanti o a trattamenti chemio-radioterapici per la terapia di patologie tumorali.

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche
Si parla di “trapianto di cellule staminali emopoietiche allogeniche” per indicare un trattamento terapeutico nel quale ad una chemioradioterapia segue l’infusione di cellule staminali emopoietiche prelevate da un donatore sano.
Elemento determinante al fine di effettuare una procedura trapiantologica è la possibilità di reperire un donatore compatibile; la ricerca del donatore viene effettuata prioritariamente all’interno della famiglia,ma solo il 25% dei pazienti che necessitano del trapianto dispongono di un donatore compatibile in ambito familiare (generalmente un fratello o una sorella). Per tutti gli altri è necessario effettuare una ricerca nel registro internazionale dei donatori di midollo osseo, nel quale attualmente sono iscritti oltre 12.000.000 di donatori adulti.

Le cellule staminali da cordone ombelicale
La difficoltà a reperire per alcuni pazienti un donatore anche nel registro internazionale o la necessità di un intervento terapeutico rapido hanno spinto a ricercare fonti alternative di cellule staminali emopoietiche rispetto al midollo.
L’osservazione che il sangue placentare contiene cellule staminali emopoietiche ha indotto una serie di studi e sperimentazioni, che hanno confermato la possibilità di utilizzare il sangue prelevato dal cordone ombelicale come fonte alternativa di staminali emopoietiche a scopo trapiantologico.
Il sangue cordonale raccolto immediatamente dopo il parto consente di utilizzare inmodo appropriato un elemento biologico la cui relativa immaturità immunologica consente, fra l’altro, di superare, ancorché relativamente, le tradizionali barriere di compatibilità permettendo di effettuare il trapianto anche tra soggetti
non perfettamente compatibili, come invece è necessario per le staminali emopoietiche da adulto.

Banche di conservazione del cordone ombelicale
La possibilità di effettuare trapianti con sangue cordonale ha indotto la costituzione di vere e proprie “banche”, dove vengono conservate le unità di sangue cordonale raccolte.
In queste strutture vengono conservate le unità di sangue cordonale donate a scopo allogenico, ovvero a disposizione della collettività, e per uso “dedicato”, ovvero per il neonato o per un familiare, in genere un fratello o una sorella del nascituro, che presenti una patologia per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, o in caso di famiglie ad alto rischio di avere ulteriori figli affetti da particolarimalattie genetiche.

Il trapianto allogenico
L’impiego del trapianto allogenico è appropriato in tutti quei casi in cui vi è la necessità di sostituire un “midollo malato” con uno sano prelevato da un donatore (donatore familiare e non familiare). L’effetto combinato del trattamento chemio –radioterapico e dell’infusione di cellule staminali emopoietiche allogeniche comporta:
1. eradicazione dellamalattia;
2. creazione dello spazio necessario per l’impianto delle cellule staminali allogeniche (attecchimento);
3. distruzione del sistema immunitario del paziente per la prevenzione di un rigetto;
4. ricostituzione dell’ambiente midollare da parte delle cellule infuse dopo un periodo di aplasia;
5. eliminazione delle cellule malate rimaste dopo il trattamento chemio e/o radioterapico, grazie alla capacità di particolari tipi di globuli bianchi del donatore di riconoscere come estranee e distruggere le cellule malate residue, in talmodo effettuando una vera e propria “terapia cellulare”

Il trapianto autologo
Gli effetti sopra elencati e soprattutto l’ultimo effetto non possono essere ottenuti se le cellule emopoietiche provengono dal paziente stesso (trapianto autologo), dal momento che viene completamente amancare la possibilità di una “terapia cellulare”. Le cellule generate dalle staminali del paziente infatti molto spesso possono non essere in grado di riconoscere come estranee le cellule malate, dato che esse provengono comunque dallo stesso organismo.Un altro problema deriva dal fatto che le cellule staminali infuse del paziente potrebbero contenere cellule malate residue, in grado di determinare una ricomparsa della malattia.
Questi concetti, che sono alla base della scienza trapiantologica, sono applicabili anche ai trapianti di cellule staminali emopoietiche da sangue cordonale. La mancanza di un razionale scientifico della conservazione ad uso autologo scaturisce proprio da queste evidenze scientificamente comprovate.
L’attività di conservazione autologa del sangue cordonale non è autorizzata in Italia,ma viene svolta da banche private istituite presso altri Paesi europei e extraeuropei, presso le quali è possibile esportare e conservare il sangue cordonale ad uso “personale”. Ai fini della esportazione per uso autologo, è consentito il prelievo del sangue cordonale nei punti nascita pubblici e privati.

È molto importante evidenziare che le mamme che,liberamente, scelgono la strada della conservazione autologa quale assicurazione biologica, devono essere informate e consapevoli che, nel caso in cui il proprio figlio avesse bisogno nel corso della vita di un trapianto emopoietico, sarebbe necessario ricorrere a cellule staminali emopoietiche donate da genitori che hanno fatto una scelta diversa dalla loro.

In conclusione, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ritiene opportuno e doveroso accogliere e condividere le raccomandazioni delle società scientifiche, degli esperti nella materia, nonché degli organismi di bioetica, che si sono espressi sull’argomento non raccomandando o scoraggiando la conservazione autologa del sangue cordonale.

 

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    • Se le staminali sono così preziose e importanti, ha senso privarne il bambino alla nascita, per conservarle per il suo futuro, o per l'utilizzo di qualcun altro o per la ricerca (la cosiddetta donazione)?

    Oggi proseguiamo...

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