Con l'aiuto del Signore noi faremo nascere questo bambino!

By Febbraio 15, 2011

Dal diario di un'ostetrica, la bellissima testimonianza dell'assistenza di un'ostetrica alle prime armi nel parto di una donna africana in un ospedale europeo.

***
Non ne posso più! Sono in turno dall'alba e mi sto prendendo cura di Madupe...

Io, una giovane ostetrica da poco diplomata, Londra, il centro del mondo. Tanta la voglia di mettermi alla prova, molto entusiasmo e poca esperienza...

Madupe invece aspetta il primo figlio, parla inglese meglio di me, ma ha un accento fortissimo che non ho ancora imparato a capire.
Contrae forte, si lamenta, cerco di sostenerla come posso, ma vedo che non ne sono capace. Ha un bacino dalla forma antropoide, ed imparo piu’ avanti che spesso, i travagli in donne africane, si comportano proprio cosi’: molte contrazioni, testa alta, lunghi periodi di latenza, dilatazione completa anche per alcune ore per poi accellerare all’improvviso.... Ma questo io ancora non lo so, in Italia, dove ho fatto la scuola, ho sempre e solo assistito donne di razza caucasica e, per la stragrande maggioranza, triestine.
Le donne triestine, da orgogliose discendenti di Sissi si agitano terribilmente durante la fase dei prodromi opponendosi  al cambiamento. Poi vanno avanti a cercare di lottare contro ‘il sistema’ fino a circa 7 centimetri di dilatazione quando decidono di  prendere in mano la situazione. Trovano così la forza  per travagliare con successo, perfino con qualche battuta in dialetto, fino all’espulsivo e all’incontro col bambino: pronte a tornare ad abbronzarsi sugli scogli di Barcola con neonato al seno!

Madupe non sa chi e’ Sissi, ne’ dove si trovano gli scogli di Barcola, pero’ sa di avere di fronte una ragazza che di nascite ne ha viste poche. Si succhia i denti, fa schioccare le dita, mi respinge quando tento di massaggiarle la schiena e gira gli occhi al cielo quando le sussurro “lasciati andare...”
Le ore passano, tento di farle la polarity e per un po’ lascia fare, ma poi riprende a dar chiari segni di insofferenza. Il marito o compagno non esiste o se c’e’ non si fa vedere. Diverse donne vestite in abiti dai colori intensi entrano ed escono dalla stanza: un susseguirsi di giallo, rosa, verde e un continuo parlare in Yoruba, una lingua che va parlata con tutto il corpo, come mi spiega una collega: mani e braccia si agitano, alto il tono della voce, bacino oscillato con forza da destra a sinistra; sembra che litighino, ma poi invece sorridono, pregano e continuano a far camminare Madupe su e giu’ per la camera.

Io mi sento persa, ho nostalgia di casa e passa il tempo. Finalmente arriva il cambio turno, la porta si apre senza nemmeno prima bussare  e io sussulto  con la boccetta dell’olio per massaggi in mano. Entra una collega africana, di almeno una testa piu’ alta di me. Avanza a passo deciso nella stanza, non mi guarda neppure e si rivolge solo a Madupe:

“Good morning ma’ sister” si presenta  ("buon giorno sorella")

e puntandosi al petto aggiunge subito:

“My name is OLUWATOMISIN OBAYOMI and with the grace God WE shall deliver this baby tonight”
("Il mio nome è Oluwatomisin Obayomi e con l'aiuto del Signore stasera noi faremo nascere questo bimbo")

 

Rimango basita: con l’aiuto del Signore? Gia’ mi pizzica il fatto religioso, aggiunto al protagonismo del ‘noi’ riferito all’evento nascita...

Dov’è la centralità della donna? Dov’è il suo empowerment? Dov’è la scoperta delle sue risorse endogene? La rispettosa attesa? Blablabla....

Madupe alza lo sguardo a questo uragano di vitalità, le pupille si dilatano e il sollievo nel viso è evidente:

“ALLELUIAAAAAAAAAAAA” le risponde come se stesse attendendo una messa evangelica.

....e finalmente si libera di questa ostetrica bianca, esausta da un lungo pomeriggio senza risultato. Io ho improvvisamente fretta di andarmene, scrivo velocemente qualche nota in cartella mentre con la coda dell’occhio osservo Oluwatomisin Obayomi che impartisce istruzioni.
Le contrazioni ripartono quasi subito, incalzanti e, non ci posso credere, mi pare già di sentire, nella voce di Madupe, sempre più chiaro, l’inconfondibile suono gutturale che accompagna le spinte involontarie del periodo espulsivo!!!

di Sonia Richardson, ostetrica italiana a Londra

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