Cosa fare in gravidanza secondo gli esperti

Il regalo di Natale dell’Istituto Superiore di Sanità (organo di ricerca del Ministero) sono le Linee Guida per la Gravidanza Fisiologica. Le linee guida sono lo strumento che consente a professionisti e mamme di valutare i comportamenti migliori per assicurarsi una buona gravidanza e un buon parto.

Qui vi riportiamo le notizie per noi più significative di un documento è corposo e lungo. Le cose sancite sulle linee guida sono ovviamente frutto di evidenze scientifiche estensivamente vagliate, non mere convinzioni di medici e panelisti.

La prima cosa da sottolineare, e’ che il documento sancisce in modo chiaro che le scelte delle donne e le loro decisioni vanno rispettate sempre, anche quando contrarie alle opinioni del professionista. Sembra una cosa da poco, ma invece è di grande importanza.
I corsi pre-parto aumentano la probabilità di allattare e riducono il rischio di cesareo

Le donne che partecipano a corsi preparto, oltre ad avere migliori esiti di allattamento al seno (numero di donne che allattano e durata), corrono un minore rischio di incorrere in un cesareo (in questo paese dal cesareo facile non è poca cosa…)

L’ostetrica in gravidanza rende più sicuri il parto e l’allattamento.

Una gravidanza seguita dall’ostetrica migliora la salute di mamma e bambino, riduce ricoveri in gravidanza e perdite di feti, riduce il bisogno di ricorrere ad anestesia e ad interventi medici nel parto, riduce i tassi di episiotomia (taglio della vagina durante il parto), aumenta la probabilità di allattare al seno e la soddisfazione delle donne rispetto al parto.
Secondo gli studi internazionali vi è una differenza sostanziale, riguardo ai temi di cui sopra, quando la donna è seguita da un’ostetrica, collegata ad una rete di medici, consultori e strutture a cui appoggiarsi in caso di necessità, rispetto a donne seguite da medici e specialisti.

Cosa NON mangiare in gravidanza

Oltre ad una dieta variata, le linee guida esplicitano l’opportunità per la donna di introdurre abbondanza di fibre derivate da cereali integrali, frutta e vedura.

Ci sono anche cibi e sostanze da evitare però:

- Fegato e derivati: un eccesso di vitamina A, contenuto in questi alimenti, può portare a malformazioni congenite per il bambino (ovviamente state alla larga anche da supplementi vitaminici con vit A)

- pesci pescati di grandi dimensioni (tonno, spada, etc), che, per le loro dimensioni, contengono concentrazioni più elevate di mercurio, altamente tossico

- salumi crudi, carni crude e poco cotte per ridurre il rischio di contrarre la toxoplasmosi (molto più frequente in italia che in altri paesi europei)

- la salmonellosi si previene con un buon livello di igiene e consumando frutti di mare, uova e latte cotti

- la listeriosi si evita stando alla larga da formaggi molli e con presenza di muffe (tipo gorgonzola, etc), e attenendosi alle raccomandazioni per salmonellosi e toxo.

- non consumare alcool né fumare

Il FERRO se non è necessario è dannoso

Il ferro NON va somministrato di routine alle gravide, perché può avere effetti collaterali e non porta benefici se non è necessario.

Il ferro, in donne senza patologie, va assunto solo in caso di livelli di emoglobina bassi E considerando il quadro generale. In particolare i livelli di emoglobina per i quali va VALUTATA, ma non necessariamente prescritta, la supplementazione sono: emoglobina <11g/100ml nel primo trimestre, emoglobina<10,5g/100ml nel 3° trimestre.

Acido folico importante nel primo trimestre

In una donna sana, senza precedenti di difetti del tubo neurale (es. spina bifida), la supplementazione andrebbe fatta da 1 mese prima del concepimento e per tutto il I trimestre. La dose giornaliera appropriata è di 0,4mg al giorno (occhio dunque alle dosi degli integratori, eccedere non è opportuno). L’acido folico (vitamina B9) è un importante integratore in gravidanza per prevenire malformazioni molto rare ma molto gravi.

Viva il sesso in gravidanza

Il sesso in gravidanza, oltre a non essere pericoloso, ha una serie di effetti benefici, in particolare sembra prevenire il parto pretermine, ovvero quando ancora il feto non è ben formato e dovrebbe rimanere nella pancia della mamma.

Si alle cinture di sicurezza per le gravide

Cosa fare per nausea e vomito

Sono sintomi che tendono a sparire tra le 16 e le 20 settimane di gravidanza. L’uso di antistaminici sembra avere efficacia per ridurre i disturbi e non mostra controindicazioni (salvo la sonnolenza).

Tra i trattamenti non farmacologici le linee guida suggeriscono la possibilità di usare zenzero, efficace, ma non estensivamente testato nelle gravide per escludere controindicazioni, e agopuntura o terapie e strumenti che sollecitino il punto di agopuntura P6 (l’interno polso, quello dove si prende il battito).

I controlli da non fare di routine

Nelle linee guida si sconsigliano di routine: la misurazione del peso (salvo in casi a rischio), l’esame del seno (non associato a maggior tasso di allattamento), l’esame pelvico, di qualsiasi genere, con l’obiettivo di diagnosticare la sproporzione feto pelvica.

Tampone per streptococco B prima del parto

Le linee guida raccomandano l’indagine per lo streptococco B (attraverso il tampone vaginale e rettale) a 36/37 settimane (non prima), e il trattamento antibiotico durante il parto per coloro che risultano positive.

Chi è positiva al toxoplasma…

Non ci sono evidenze che la profilassi antibiotica in gravidanza, della gestante che ha contratto la toxo, prevenga il contagio del feto. Inoltre le indagini con amniocentesi per valutare se il feto ha contratto la toxo, generano 18,5 aborti addizionali per prevenire 1 caso di toxo congenita... ne vale la pena?

No alla curva glicemica, minicurva & company

Le linee guida affermano chiaramente che non vanno utilizzati minicurva, glicosuria, glicemia plasmatici a digiuno per prevenire il diabete gestazionale. Inoltre il diabete gestazionale può, in molti casi, essere tenuto a bada con una corretta dieta e con l’attività fisica.

Pre-eclampsia

La pre-eclampsia è una condizione che va tenuta sotto controllo perché molto pericolosa per la gestante. Questa si manifesta  dopo il 4° mese con ipertensione (pressione molto alta: minima a 110-90 o più) e protenuria (proteine nelle urine). Questi sintomi sono presenti nel 10% della gravide, ma portano a pre-eclampsia il 2% delle gravide.

Per questo la pressione arteriosa andrebbe misurata con regolarità in gravidanza, e con maggiore frequenza in donne a rischio. Indicazioni specifiche su sintomi e condizioni di rischio a pagina 179 delle Linee Guida

Placenta previa, diagnosi non prima di 32 settimane

La diagnosi di placenta previa deve essere confermata a 32 settimane.

Il bimbo cresce bene?

Nei numerosi studi presi in considerazione emerge la seria difficoltà a predire con certezza di essere di fronte a feti di piccole dimensioni ( del percentile più alto) attraverso i vari sistemi di misurazione: palpazione, Doppler, ecografia, misurazione del liquido, biometria fetale.

La misurazione di una crescita adeguata del bambino viene raccomandata con la misura della “distanza fondo uterino-sinfisi pubica”, ovvero con il tradizionale sistema che misura la distanza (presa esternamente, sulla pancia con uno strumento come il metro da sarta) dal pube alla sommità dell’utero (la parte superiore del pancione), dopo le 24 settimane.

Com’è girato il bimbo? e se è podalico?

La presentazione fetale non va diagnosticata prima di 36 settimane, perché farlo prima può indurre preoccupazioni ingiustificate.

I feti podalici sono intorno al 3% delle gravidanze a termine. In Italia nascono per il 94% con taglio cesareo, in UK la percentuale di cesareo sui podalici è dell'88%.

Tuttavia in caso di feto podalico va offerto il rivolgimento manuale (una manovra condotta in ospedale sotto controllo ecografico) a 37 settimane. Il successo della manovra varia dal 30% a 80%, in generale si considera un successo del 40% nelle nullipare e del 60% nelle multipare.

Le raccomandazioni non si pronunciano in modo definitivo sulla moxibustione, che andrebbe effettuata tra 32 e 33 settimane (epoca un po' precoce per stabilire che il feto e' podalico...).

Gravidanza oltre le 40 settimane, che fare? Niente almeno fino a 41!

Va attesa l'entrata in travaglio spontanea, senza induzione e senza monitoraggio senz'altro fino a 41 settimane. Tra 41 e 42 settimane è opportuno offrire l'induzione o il monitoraggio della gravidanza. Se la donna rifiuta l'induzione è opportuno intensificare i monitoraggi nella 42esima settimana di gestazione. Fino a 41 settimane + 0 giorni, i benefici connessi all'induzione del travaglio vanno controbilanciati con i rischi e le complicanze legati all'intervento. Dalle 41 settimane il rapporto benefici / danni PUO' essere considerato a favore dell'induzione. La scelta deve tenere conto delle preferenze della donna.

Per leggere o scaricare il volume clikkare su: Linee Guida per la Gravidanza Fisiologica

Il documento Linee Guida per la Gravidanza Fisiologica prodotto dal panel (oltre 30 persone, competenti a vario titolo, e rappresentanti di tutte le figure coinvolte: dalle mamme, ai medici di base, neonatologi, ostetriche, ginecologi, anestesisti, consulenti legali, ricercatori, etc.) è un libro di oltre 200 pagine, molto interessante, ricco di indicazioni di letteratura scientifica, risultato di oltre 2 anni di ricerche ed analisi.

immagine: guida consumatore

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    Il parto, la tua personale scalata dell'Everest

    Ti sei preparata lungo i nove mesi per questo evento.

    Hai mai pensato al parto come ad uno degli eventi che riguardano la sessualità femminile? Come le mestruazioni, o la menopausa e l’atto riproduttivo, il parto appartiene alla sfera della tua sessualità. Se guardi a questo evento con tale ottica, appare importante e più naturale considerarlo come un evento intimo, da proteggere, da vivere con fiducia rispetto a te stessa e al tuo corpo.

    Proprio come le altre funzioni vitali del tuo corpo, partorire non è legato ad un competenza specifica, al sapere o non sapere partorire, all’essere capace o non capace, portata o non portata per il parto. Il parto è una funzione che ti è propria in quanto donna, il tuo corpo ha insito un sapere innato, un codice genetico in grado di attuare dei meccanismi perfetti che ti condurranno attraverso il parto e che daranno ad ogni momento e ad ogni sensazione un significato preciso.

     

    I meccanismi del travaglio

    Il tuo bambino è il principale attore nello scatenare l’avvio del parto. Dal punto di vista fisico, lo fa attraverso un dialogo ormonale del suo corpo con il tuo, ovvero avvisandolo che il suo sviluppo è compiuto, i suoi polmoni sono pronti e che quindi lui dà il suo benestare all’inizio del travaglio. Questo genera il rilascio sostanze, nel liquido amniotico, che inducono il tuo corpo a secernere a propria volta ormoni che preparano l’utero, ad esempio ammorbidendone il collo.

    Ti potrebbe essere utile sapere cosa avviene nel tuo corpo al momento del travaglio e del parto, per capire come ogni cosa abbia un suo senso.

    La funzione del parto è regolata da una parte del nostro cervello che è definita ancestrale, ovvero quella che era presente già milioni di anni fa nelle prime forme umane. E’ la parte più piccola del cervello, responsabile di una parte molto ridotta delle funzioni del cervello, ed è quella nella quale risiedono i centri che regolano le funzioni vitali e involontarie: il sonno, il respiro, le reazioni istintive, le funzioni escretorie, etc.

    L’ormone principe del parto, è l’ossitocina. Ogni contrazione dell’utero è resa possibile da una scarica di ossitocina. Questa scarica produce un effetto sulla muscolatura involontaria dell’utero, utile a modificarne la forma, ammorbidendone e allargandone l’apertura e massaggiando il tuo bambino verso l’uscita.

     

    Il dolore e la risposta biologica

    Questa modifica del muscolo uterino, indotta dall'ossitocina, è in genere avvertita come una contrazione dolorosa, a volte molto dolorosa. E’ utile ed interessante sapere che il dolore, che nella maggior parte delle donne accompagna il travaglio, ha una caratteristica in apparenza banale, ma molto importante: è intermittente. Ovvero ad ogni ondata di spasmo, segue un intervallo di totale e completa assenza di sensazioni dolorose, anzi quella pausa è spesso caratterizzata da una sensazione di benessere o di tale rilassatezza da indurre al sonno. Nei travagli non medicalizzati, non è affatto infrequente sentire raccontare di donne che sonnecchiano tra una contrazione e l’altra. Ma come è possibile?

    L’impulso del dolore conseguente alla contrazione attivata dall’ossitocina, arrivando al cervello, fa scattare un meccanismo di “protezione”: il cervello, messo in allarme dal senso di dolore, mette in circolo un anestetico che ha l’effetto della morfina: si tratta delle endorfine. Le endorfine sono oppiacei naturali, ormoni prodotti dal nostro corpo che hanno un effetto gratificante e calmante.

    Ti è mai capitato di fare una lunga e faticosa camminata in montagna per raggiungere un rifugio, o un’ora di esercizio aerobico in palestra… tutto il percorso è caratterizzato da una grande fatica fisica, a volte ti sembra di non farcela più, che tutto ti faccia troppo male. Finalmente arrivata alla cima, o finita la lezione, ti senti estremamente soddisfatta, appagata e orgogliosa del risultato raggiunto. Beh, quella sensazione è prodotta proprio dalle endorfine che il tuo corpo produce per bilanciare il grande lavoro e la grande fatica fatta.

    Durante il travaglio, una volta che le endorfine hanno fatto rientrare il segnale d’allarme, arriva una nuova ondata di ossitocina, una nuova contrazione che ti avvicina al momento in cui conoscerai il volto della tua creatura. E così il travaglio procede e arriva al momento in cui il corpo della tua creatura lascia definitivamente il tuo.

    Le sensazioni di dolore che spesso accompagnano le contrazioni, hanno anche un significato fisico, cioè hanno la funzione di stimolarti a trovare le posizioni e le modalità che ti sembra riducano tale dolore. Tali posizioni e modalità sono molto spesso proprio quelle che consentono al tuo corpo e alla tua creatura di posizionarsi al meglio per agevolare il passaggio attraverso il canale del parto e la tua vagina. Così ad es. a volte le donne sperimentano che muovere il bacino oscillandolo, come nei movimenti della danza del ventre, lenisca il dolore, altre volte mettendosi a carponi. Questi movimenti e queste posizioni spesso aiutano il bebè ad uscire più velocemente o ai tessuti della mamma di distendersi al meglio.

     

    Effetto "disturbo" nel parto

    Essendo il parto regolato dal nostro cervello antico, possiamo pensare che se riuscissimo ad abbandonarci completamente alla nostra parte più istintuale, più puramente mammifera, il parto avverrebbe senza nessun bisogno di controllo né da parte nostra, né da parte di qualcuno esterno. La maggior parte delle difficoltà nel parto, nel caso di una mamma ed un bebè in buona salute, sono infatti legate proprio ai condizionamenti culturali e fisici nei quali siamo immersi nel nostro quotidiano e al momento del parto.

    Infatti, per consentire a questo perfetto meccanismo ormonale e meccanico di funzionare, la natura ha previsto che la neocorteccia celebrale vada a riposo. La neocorteccia è la parte più “recente” del cervello, quella in cui risiedono: le abilità e le competenze che apprendiamo, il linguaggio, la ragione, la logica, e così via. L’attivazione della neocorteccia inibisce la produzione di ossitocina nel travaglio. Ogni volta che la neocorteccia cerebrale viene attivata, durante il travaglio e il parto, rischiamo di interrompere, ritardare, disturbare un meccanismo che ha milioni di anni di perfezionamento e che assicura un parto “fisiologico”.

    Come si fa quindi a non stimolare ed attivare la neocorteccia per consentire al nostro cervello antico di procedere senza intoppi?

    Le funzioni che stimolano quella parte del cervello sono:

    • il linguaggio, specie quando richiede di pensare,
    • la luce (la vista è infatti uno dei sensi più evoluti),
    • il sentirsi osservati, situazioni di disagio (as es. avere freddo) e la percezione di pericolo.

    Ecco quindi che durante il travaglio è importante assicurare alla mamma un ambiente non troppo luminoso (non è un caso che la maggior parte dei travagli si avviino di notte), non stimolarla con domande o cercando di istaurare una conversazione. Anche il sentirsi osservata, o il sentire freddo attivano uno stato di allarme della madre. La percezione di pericolo e la mancanza di sicurezza possono attivare la produzione di catecolamine, in particolare di adrenalina. Questo ormone è un antagonista dell’ossitocina, ovvero ne inibisce la produzione. Per questo allarmare la mamma, crearle delle tensioni o delle pressioni in modo allarmistico, non aiuterà la progressione del travaglio.

    L’adrenalina è un ormone “contagioso”, cioè alla presenza di una persona che, portata in condizione di stress, o di tensione, o allarmata, produrrà adrenalina, la stessa risposta ormonale tenderà a propagarsi sulle persone che sono intorno. Per questa ragione è opportuno creare, intorno alla mamma in travaglio, un clima disteso e fiducioso, per farlo bisogna ricordare che lei, la sua creatura e i corpi di entrambi sanno cosa fare.

     

    A cura dell'Associazione Parto Naturale (onlus), per il progetto DVD + libro: Lo Yoga per la Gravidanza: corpo e mente in viaggio verso la nascita

     

     

    immagine da: mammedomani

  • Riflessioni sul parto cesareo e non solo... Riflessioni sul parto cesareo e non solo...

    Ieri abbiamo pubblicato su Genitori Channel un articolo dal titolo Il taglio cesareo: prendersi cura delle cicatrici anche dopo anni. L’articolo, scritto da un’osteopata, parlava di una modalità per trattare la cicatrice del cesareo e superare oltre che eventuali fastidi fisici, anche un vissuto emotivo in cui il cesareo non era stato accettato o elaborato dalla mamma, generando quindi un impatto anche su altri aspetti della vita della donna, come quello sessuale o relazionale.

    L’articolo ha suscitato diverse reazioni: donne che si sono riconosciute nello scritto, donne che hanno trovato a tratti termini dogmatici non condivisibili, soprattutto relativamente alla globalità dell’interazione con il figlio o con il compagno.

    Sono molto grata alle mamme che hanno commentato (sulla nostra pagina di Face Book), perché hanno fatto emergere delle spunti importanti, sia per riflettere insieme, sia per approfondire e consentire a me di esprimere ciò in cui credo. Sono grata anche all'autore dell'articolo che io ho trovato molto interessante.

  • L’ostetrica, custode di un’Arte L’ostetrica, custode di un’Arte

     

    manidi Sara Veltro, Ostetrica

    Quando nel 1972 da Torino mi trasferii a Milano, avevo meno di 18 anni e dovevo ancora terminare gli studi di maturità. Per mantenermi, lavoravo e fra un impegno e l’altro approdai alla “ Mangiagalli” la Clinica Ostetrica Universitaria di Milano.

    In Sala Parto, il primo incontro ravvicinato con la nascita. Erano tempi duri, le donne entravano per partorire e anche dopo la nascita del bambino, venivano segregate in sala parto. I familiari dovevano stare fuori. Le poche notizie frammentate arrivavano dal personale che entrava o usciva. Una volta nato, il bambino veniva immediatamente portato alla nursery. Al padre non era permesso prenderlo tra le braccia, per ragioni di “ sicurezza”.

  • Michel Odent: la sacralità della nascita Michel Odent: la sacralità della nascita

    Pubblichiamo il testo dell'intervento di Michel Odent, ginecologo ostetrico e ricercatore di fama mondiale e autore di 11 libri tradotti in 21 lingue, al congresso "Mid-atlantic conference on birth and primal health research" che si è svolto sotto l'egida dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in febbraio alle Canarie. 1251 partecipanti che rappresentavano 41 professioni e 35 paesi. 63 relatori e 124 autori di posters. 45 entusiastici volontari hanno reso questo convegno possibile. Preludio del convegno mid-pacific di Honolulu del 26-28 OTTOBRE 2012.

     

    E' un articolo lungo ma che vale davvero la pena di leggere. Vi consigliamo di iscrivervi alla newsletter di Genitori Channel, perchè abbiamo molto materiale video di grande interesse tratto da quel convegno.

    ---

    QUESTO CONVEGNO ERA DESTINATO A UNA MIGLIORE COMPRENSIONE:

    - dell'origine della capacità di partorire (non contro il cesareo)

    - dell'origine della capacità di allattare (non contro il biberon)

    - dell'origine di una buona salute (piuttosto che la prevenzione delle malattie)

    - dell'origine della capacità di amare (piuttosto che la prevenzione della violenza)

    - e così via...

    La prima scomoda verità

    L'Umanità deve affrontare molte “verità scomode”. Al Gore, il vertice di Copenhagen e il concetto di “economia a basse emissioni” hanno reso una di esse – il cambio climatico – di scottante attualità. Ulteriori verità scomode includono la sovrappopolazione globale, l'assottigliamento dello strato di ozono, l'inquinamento della catena alimentare marina, la crisi della biodiversità, le armi per la distruzione di massa e l'improvviso aumento dell'incidenza di alcune malattie. Noi consideriamo tutte queste scomode verità secondarie, dopo aver individuato chi è responsabile dei dilemmi attuali. L'“Homo superpredator” - il tipo di Homo che attualmente domina tutte le creature del pianeta Terra – è dotato di un’enorme potenziale aggressivo ed è senza dubbio responsabile delle numerose minacce che la nostra specie dovrà affrontare nel terzo millennio: questa è la Prima Scomoda Verità.

     

    La genesi dell'homo superpredator

    La questione fondamentale riguarda la genesi dei tratti principali dell'Homo superpredator. I fattori genetici sono probabilmente importanti, dato che il potenziale aggressivo del nostro parente prossimo Pan Troglodytes (lo scimpanzé comune) è ben documentato: questo cugino conosce la guerra e lo stupro; è stato osservato che l'essere umano e lo scimpanzé sono le uniche due specie che uccidono deliberatamente individui della stessa specie. Tuttavia, da un punto di vista pratico, nell'ottica di aprire la strada a un ipotetico cambio che porti a un'umanità rinnovata, capace di vivere in modo pacifico e sostenibile, dobbiamo considerare i fattori epigenetici che possono rafforzare questo carattere nell'essere umano.

      Allo scopo di investigare i fattori epigenetici, innanzitutto andiamo a ritroso fino a quel momento di svolta, quando i nostri antenati hanno iniziato ad addomesticare altri esseri viventi. In seguito, i gruppi umani adattarono la loro strategia di sopravvivenza all'agricoltura e all'allevamento degli animali. La costruzione di villaggi e città conferì una nuova dimensione al concetto di territorio. Vi erano motivi aggiuntivi per conflitti territoriali ed economici. Da questo momento in poi, la strategia di sopravvivenza dei gruppi umani si è basata sul dominio della Natura e sul dominio – o perfino l'eliminazione – di altri gruppi umani. Possiamo facilmente capire che, per migliaia di anni, i gruppi umani che ce l'hanno fatta sono stati quelli che hanno trasmesso, di generazione in generazione, credenze e rituali che amplificano il potenziale aggressivo umano. Il dominio della Natura e di altri gruppi umani implica una capacità di distruggere la vita e, dunque, influenza lo sviluppo della capacità di amare.

     Nel 2010 abbiamo alcuni indizi che riguardano i momenti in cui i fattori ambientali potrebbero influenzare lo sviluppo dei tratti principali dell'Homo superpredator. Ora che concetti come espressione dei geni, geni silenti e modulazione epigenetica sono divenuti familiari nella letteratura scientifica, stiamo imparando a porci domande nuove sulla genesi delle condizioni patologiche e dei tratti di personalità. In passato, tutto si sarebbe limitato a distinguere gli aspetti dipendenti da fattori genetici da quelli dipendenti da fattori ambientali, per poi identificare i geni coinvolti. Oggi dobbiamo pensare in termini di sincronicità (“timing”).

    Una delle funzioni della Banca Dati della Ricerca in Salute Primale è quella di identificare i periodi critici per l'interazione tra geni e ambiente, riguardanti sia i tratti caratteriali che lo stato di salute. Una panoramica della Banca Dati suggerisce che, in merito alla genesi dei disturbi metabolici, i periodi critici significativi si trovano nella vita fetale, mentre il periodo attorno alla nascita sembra essere critico per la capacità di amare e il potenziale aggressivo. Di conseguenza, una ricerca nella banca dati con  parole chiave che indicano delle particolarità metaboliche (come obesità, diabete di tipo II, resistenza all'insulina o malattie coronariche) conduce a studi che hanno riscontrato dei fattori di rischio prevalentemente nella vita fetale, mentre usando parole chiave che riguardano un'alterazione della capacità di amare (incluso l'amore per se stessi) conduce a studi che hanno individuato fattori di rischio prevalentemente nel periodo perinatale. È il caso di parole chiave come criminalità, autismo, suicidio, tossicodipendenza e anoressia nervosa.

    Possiamo quindi presumere che, nelle società in cui lo sviluppo del potenziale aggressivo è vitale, l'ambiente culturale può interferire efficacemente proprio mediante credenze e rituali perinatali; ed è esattamente ciò che tutte le culture hanno fatto per migliaia di anni. Hanno amplificato le difficoltà del parto; hanno minato l'istinto materno aggressivo e protettivo, separando madre e neonato; hanno ritardato l'inizio dell'allattamento. (Non occorre spiegare cosa si intende per istinto materno protettivo e aggressivo: basta immaginare la reazione aggressiva di una mamma scimpanzé, a cui si cercasse di portare via il neonato).

    Servirebbero tomi interi per riportare tutti i modi tradizionali di interferire con i processi fisiologici nel periodo perinatale nelle diverse culture. Una panoramica delle credenze e dei rituali più diffusi rivela che, in particolare, le cicatrici al perineo dovute alle mutilazioni genitali rituali, diversi aspetti della socializzazione del parto, l'evoluzione del ruolo dell'ostetrica, le credenze sul colostro che sarebbe nocivo o pericoloso oppure sul contatto visivo tra madre e neonato, i rituali associati al taglio precoce del cordone, il fatto che la madre debba attendere un’autorizzazione prima di poter toccare il bambino (da parte dello sciamano, del padrino, dell'ostetrica o del padre, per esempio). L'effetto cumulato di tali credenze e rituali, così largamente diffusi, costituisce un condizionamento culturale potente; ne deriva che la donna è considerata incapace di partorire senza l'aiuto di qualcuno che la assiste, apportandole competenza ed energia, e che il neonato ha bisogno urgentemente di essere accudito da una persona diversa dalla madre.

     

    Dall'Homo superpredator all'Homo ecologicus

    Queste considerazioni sulla genesi delle caratteristiche principali dell'Homo superpredator acquistano un'importanza capitale per una svolta nella storia dell'umanità, ora che ci accorgiamo che la salute del pianeta e la sopravvivenza della nostra specie sono in pericolo. Stiamo imparando che vi sono limiti al dominio sulla Natura. La necessità di una maggiore unità nel villaggio planetario è sempre più si accettata. Ci possiamo chiedere come sia possibile sviluppare il rispetto per la Madre Terra, che è una delle sfaccettature dell'amore. In altri termini, comprendiamo che l'umanità, per sopravvivere, deve inventarsi strategie radicalmente nuove. Ciò implica un'evoluzione da Homo superpredator a un essere umano che potremmo chiamare Homo ecologicus.

    Innanzitutto va chiarita, sommariamente, la natura dell'attuale punto di svolta nella storia dell'umanità. Mentre, per migliaia di anni, lo sviluppo del potenziale aggressivo è stato un vantaggio, per la sopravvivenza dei gruppi umani, adesso è diventato imperativo il potenziamento della capacità di amare, per la sopravvivenza della nostra specie. Se prendiamo come riferimento lo scimpanzé comune, come nostro parente prossimo, ne deduciamo che il potenziale aggressivo potrebbe essere determinato da fattori genetici. Allo stesso modo, se prendiamo come riferimento il bonobo, un altro nostro parente molto prossimo (il bonobo, o Pan Paniscus, è stato di recente distinto dallo scimpanzé comune), possiamo concludere che anche la nostra evidente capacità di amare ha una forte base genetica: l'altruismo e la compassione del bonobo è ben documentata, non è stata rilevata alcuna aggressione letale, nè allo stato selvatico nè in cattività, non è mai risultato che il maschio imponga l'accoppiamento, picchi le femmine adulte o uccida i cuccioli.

     

    Un simile programma è utopico?

    Nel contesto scientifico attuale, è teoricamente possibile investigare il concetto di periodo critico per lo sviluppo e pianificare un'evoluzione dell'Homo superpredator che sia compatibile con la sopravvivenza della nostra specie. Intanto, occorrono ulteriori studi scientifici sui bisogni di base della donna in travaglio da un punto di vista fisiologico. Poi, avremmo bisogno di digerire i dati scientifici ottenuti per liberarci di una lunga storia di credenze e rituali che stanno perdendo il loro vantaggio evolutivo, e per finire dovremmo abbandonare il “politically correct” (o osare andare controcorrente).

    Un'importante scoperta della seconda metà del ventesimo secolo ci offre un esempio eloquente di quale potere abbiano le discipline scientifiche moderne per rovesciare aspetti ben radicati di condizionamento culturale. Ci è voluto fino agli anni '50, per scoprire che il neonato umano ha bisogno della madre! Quando ero studente di medicina in un reparto maternità, nel 1953, non ho mai sentito una madre chiedere di tenere il neonato in braccio, come se, a quel tempo, tutti “sapessero” che il neonato, di routine, ha bisogno di “cure” da parte di una terza persona. Tutto d'un colpo vennero pubblicati articoli di studi randomizzati e controllati sugli effetti del contatto pelle a pelle immediatamente dopo la nascita. Questi studi si ispiravano al concetto di periodo critico per l'attaccamento madr e-neonato, introdotto da etologi che studiavano mammiferi non umani. Allo stesso tempo, venne avviata una nuova generazione di ricerche, riguardanti gli effetti comportamentali della fluttuazione di ormoni nel periodo perinatale. Apparve un maggior numero di ricerche sulla composizione del colostro, sull'espressione precoce del “rooting reflex” e sulla capacità del neonato di trovare il seno nella prima ora dopo la nascita. Da un punto di vista immunologico, abbiamo appreso che le IgG (Immunoglobuline G) attraversano facilmente la placenta umana, così i microbi familiari alla madre sono già familiari anche al neonato, ancora privo di germi. Questo fatto, da un punto di vista batteriologico, porta alla conclusione che – idealmente – i germi trasmessi dalla madre dovrebbero essere i primi a colonizzare il corpo del bambino. Si può affermare che i bisogni di base del neonato umano siano stati scoperti nel ventesimo secolo grazie al rapido sviluppo di svariate discipline scientifiche.

    Dato che tali importanti scoperte scientifiche sui bisogni di base del neonato sono state possibili, possiamo spingerci ad affermare che, adesso, la scoperta dei bisogni di base della donna in travaglio non è più utopica – nonostante presenti difficoltà simili. Siamo in grado di prevedere che studi molto dettagliati, ispirati a un concetto fisiologico come l'antagonismo tra catecolamine e ossitocina oppure l'inibizione neocorticale, apriranno fruttuose strade alla ricerca. Ci attendiamo un maggior numero di studi sul modo in cui i fattori ambientali influenzano il rilascio di ossitocina – l'ormone “timido”.

    Siamo in grado di prevedere che il passo difficile sarà “digerire” le conoscenze scientifiche e renderle accettabili a livello culturale. I possibili ostacoli sono già emersi con evidenza nel caso dei bisogni di base del neonato. L'accettazione intellettuale del fatto che il neonato ha bisogno della madre, ha avuto alcune visibili implicazioni pratiche: per esempio, ha reso familiare il “rooming-in” (tenere il neonato nella camera d’ospedale accanto alla madre) e, in seguito, il Kangaroo Mother Care (metodo canguro o marsupioterapia). Tuttavia, i dati scientifici non sono stati facilmente accettati su di un piano culturale. Mentre gli scienziati osservavano l'interazione tra madre e neonato, la cultura “traduceva” i risultati, affermando che “il neonato ha immediatamente bisogno dei suoi genitori”. Improvvisamente, si impose la dottrina della partecipazione del padre al parto, come se l'interazione indisturbata tra madre e neonato, senza alcuna interferenza culturale, non fosse accettabile. In questo modo, siamo passati da una generazione di operatori della nascita, che non aveva idea di cosa potesse essere l'interazione tra madre e neonato, a un'altra generazione di operatori, abituata a un nuovo aspetto della socializzazione della nascita e che non ha idea di come il parto può essere, quando non c'è nessuno accanto alla donna in travaglio ad eccezione di un'ostetrica esperta, silenziosa e dal profilo basso.

    Simili ostacoli, probabilmente, ritarderanno la comprensione chiara dei bisogni di base della donna in travaglio. Gli effetti condizionanti di migliaia di anni di parto socializzato sono stati rafforzati, negli ultimi due decenni, dall'accumularsi di messaggi visivi. Si è assistito a una vera e propria epidemia di video del cosiddetto parto “naturale”. Il potere di questi messaggi visivi è enorme, in termini di condizionamento culturale. Nella maggior parte dei casi, si mostra la donna in travaglio attorniata da due o tre persone (incluso un uomo) che la osservano (e, naturalmente, c'è anche la telecamera). Questo tipo di parto viene presentato come “naturale”, perché avviene a casa, o perché la madre è carponi, o ancora perché è immersa nell'acqua. Ma l'ambiente è innaturale. Il messaggio trasmesso da queste potenti immagini, assieme al vocabolario corrente, è il seguente: “non puoi partorire senza la partecipazione di persone che ti apportano competenza (guida, istruzioni, ecc.) oppure energia (sostegno, ecc). Siamo in grado di andare oltre un condizionamento culturale forte a tal punto?

     

    Il divario tra conoscenze e consapevolezza

    In un periodo in cui la ricerca scientifica si sta sviluppando a una velocità mai vista, ogni domanda correlata alla sopravvivenza della nostra specie induce domande sulla capacità umana di digerire le conoscenze scientifiche. In altre parole, sta diventando più cruciale che mai addentrarsi in quel costante divario tra conoscenze e consapevolezza.

    Le conoscenze scientifiche possono indurre e stimolare una consapevolezza nuova. La scoperta che il neonato ha bisogno della madre è un esempio tipico di quei dati scientifici che possono essere all'origine di una consapevolezza nuova. D'altra parte, una consapevolezza nuova può precedere le conoscenze scientifiche, oppure può aiutare a valutare l'importanza dei dati scientifici. Inoltre, troppe informazioni fornite da discipline altamente specializzate possono ostacolare l'emergere di una nuova consapevolezza. Un buon esempio a questo proposito è il gran numero di ginecologhe donne che, secondo inchieste britanniche e americane, pianifica un cesareo per il proprio parto e considera l'operazione un modo ordinario di partorire. Il loro atteggiamento è comprensibile, dato che sono molto specializzate e hanno in mente soltanto i risultati degli innumerevoli studi randomizzati controllati che suggeriscono come, secondo i criteri usati convenzionalmente nella ricerca medica per valutare le pratiche ostetriche, il cesareo sia un'opzione facile e sicura. Altre donne, che non sono influenzate dallo stesso tipo di informazioni, hanno raggiunto un grado di consapevolezza maggiore e considerano la via addominale inaccettabile, come prima opzione. La consapevolezza può essere indotta da una conoscenza intuitiva (un “sapere”), che precede gli effetti dei dati scientifici.

     

    L'importanza di essere bilingui

    Dappertutto nel mondo esistono nuclei di persone all'avanguardia, che hanno la particolare capacità di raggiungere una consapevolezza nuova prima degli altri. È loro dovere essere d'aiuto nel dare avvio e nel diffondere una nuova consapevolezza. Fintanto che cercano di trasmettere unicamente la loro conoscenza intuitiva – fintanto che parlano solo il “linguaggio del cuore” – sono inefficaci. Per essere influenti, devono dare un'impostazione razionale al loro “buon sentire”. Devono allenarsi a diventare “bilingui” – vale a dire, imparare a integrare il “linguaggio del cuore”, la trasmissione della conoscenza intuitiva, con il linguaggio scientifico. È diventato facile mettere assieme questi due linguaggi.

    Allo scopo di illustrare la necessità di essere “bilingui”, prediamo ad esempio coloro che considerano il cesareo il modo preferibile di partorire. Come aiutarli a raggiungere un altro livello di consapevolezza? Nel contesto scientifico attuale, è facile spiegare che tutti i mammiferi, inclusi i mammiferi umani, per la nascita dei piccoli e della placenta sono destinati a rilasciare un “cocktail di ormoni dell'amore”. È anche facile ricordare che, fino a poco tempo fa, nonostante le interferenze culturali, una donna poteva partorire soltanto affidandosi al rilascio di quel flusso ormonale. Senza dover presentare ampie statistiche, possiamo facilmente prevedere che, a livello planetario, il numero di donne che danno alla luce il bambino e la placenta grazie al rilascio di un flusso ormonale naturale si sta avvicinando allo zero. Molte donne che partoriscono ancora per via vaginale necessitano infatti di sostituti farmacologici, che bloccano il rilascio degli ormoni naturali senza però presentare identici effetti comportamentali. È un modo semplice per spiegare che la storia della nascita si trova a un punto di svolta; è un modo semplice per suggerire che gli ormoni dell'amore stanno diventando inutili nel periodo critico attorno alla nascita; è un modo semplice per porsi domande in termini di civiltà; è un modo semplice per chiarire quali dovrebbero essere gli obiettivi. L'obiettivo non dovrebbe essere quello di eliminare il cesareo, che è una magnifica operazione di soccorso. L'obiettivo dovrebbe essere quello di creare le condizioni affinché il maggior numero possibile di donne partoriscano il bambino e la placenta grazie al rilascio degli ormoni naturali. Questo obiettivo diventerà realistico soltanto il giorno in cui i bisogni di base della donna in travaglio saranno ben compresi.

    Indipendentemente dalla loro formazione, tutti coloro che si rendono di come l'altamente intelligente Homo superpredator è stato capace di rendere gli ormoni dell'amore inutili, si chiederanno cosa succederà alla nostra civiltà, se le prossime generazioni continueranno nella stessa direzione.

    Infatti, il linguaggio scientifico ci aiuta a renderci conto e a spiegare razionalmente la necessità di raggiungere una dimensione collettiva. Perciò non possiamo fare riferimento a modelli animali. Tra i mammiferi non-umani, quando si disturba il processo della nascita, gli effetti sono spettacolari e immediati a livello individuale: in generale, la madre non si interessa al neonato. Tra gli esseri umani, sono necessari studi a lungo termine coinvolgenti enormi numeri per individuare effetti significanti. Diventa evidente quando si esplora la Banca Dati della Ricerca in Salute Primale. Per esempio, è stato necessario uno studio effettuato sull'intera popolazione femminile svedese nata nel corso di dieci anni per dimostrare che il parto con forcipe o con ventosa è statisticamente significativo per lo sviluppo dell'anoressia nervosa più tardi nella vita; allo stesso modo, è stata necessaria la valutazione di più di 50.000 soggetti maschi nati a Gerusalemme nel corso di otto anni per dimostrare che il quoziente di intelligenza medio era significativamente più alto in chi era nato con il forcipe o con la ventosa. Abbiamo urgentemente bisogno di sviluppare quella branca dell'epidemiologia chiamata Ricerca in Salute Primale, per allenarci ad ampliare il nostro orizzonte, in vista del necessario passaggio verso l'Homo ecologicus. È possibile modificare, deliberatamente e coscientemente, i tratti dominanti dell'Homo superpredator grazie a un processo di modulazione epigenetica? Possiamo sognare una simile tappa nella storia dell'umanità!

    Michel Oden

     

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