Parti tecnologici: la via verso una maggiore mortalita!

By Aprile 01, 2010

Gli Stati Uniti sono il faro del progresso per molti. Il paese dove forse si può ottenere, certo, pagando, probabilmente la migliore assistenza medica possibile… ma il parto e la gravidanza non sono un fatto patologico, e più della tecnologia e della farmacologia è importante il prendersi cura della persona (tema che comunque dovrebbe essere alla base anche delle cure di patologia…).

 

Così gli Stati Uniti arrivano primi per rischio di morte da parto tra i paesi industrializzati. Secondo Amnesty International le cure sanitarie per la maternità negli USA rappresentano una violazione sistematica dei diritti delle donne. Questo emerge dal loro rapporto “Deadly Delivery” (parto mortale).

 

Negli Stati Uniti i costi di ospedalizzazione legati alle gravidanze e parti arrivano a c.a $86milioni l’anno. Il valore più alto di qualsiasi altra area medica… ciò nonostante il rischio di morire per cause legate alla gravidanza e al parto negli USA è maggiore che in 40 altri paesi…… con un tasso raddoppiato da 6,6 a 13,3 morti per 100,000 nascite dal 1987 al 2006.

La probabilità che ha una donna di morire di parto negli Stati Uniti è cinque volte maggiore rispetto alla Grecia, quattro volte maggiore rispetto alla Germania e tre volte maggiore rispetto alla Spagna. Ogni giorno, negli Stati Uniti, più di due donne muoiono per cause connesse alla gravidanza.

Secondo il rapporto, circa la metà delle morti legate alla gravidanza negli Stati Uniti potrebbero essere evitate, in quanto sono il risultato di carenze sistemiche. In primis viene citata l’informazione sanitaria: inadeguata, negligente o discriminatoria per quanto riguarda l’assistenza, così come per un uso eccessivo di interventi rischiosi, come l’uso di farmaci che anticipano il travaglio ed il parto cesareo.

Amnesty ne fa soprattutto un problema di discriminazione nell’assistenza, ma questo rapporto tra le righe a noi suggerisce molto di piu’…

Se aggiungiamo a queste informazioni la nozione che negli USA ormai sta scomparendo la figura dell’ostetrica a favore di parti sempre più seguiti con monitor e gestiti farmacologicamente e da personale medico, e che i cesarei stanno crescendo sempre più e che c’e’ un’inversione di tendenza sui parti vaginali dopo cesareo, che stanno decrescendo, possiamo farci delle domande anche su cosa potrebbe succedere in Italia dove il modello va in una analoga direzione.

Nel nostro paese, sempre meno donne conoscono il ruolo dell’ostetrica, che è colei che studia la fisiologia della gravidanza e del parto e dovrebbe essere la figura più competente ad assistere una gravidanza un parto e a valutare l’esigenza di richiedere un intervento medico, come avveniva sino a poco più di 40 anni fa. Oggi le donne si rivolgono sempre più e in modo esclusivo ai medici; il ricorso al taglio cesareo e a procedure farmacologiche e meccaniche per indurre e accelerare i parti sono la norma in molte strutture sanitarie; la formazione delle ostetriche si allontana dalla fisiologia a favore della tecnologia; la nostra è sempre più una società multiculturale. Punti di contatto con gli USA si ritrovano. Da questo quadro e dai dati del rapporto di Amnesty sugli USA, si rafforza un dubbio: che la chimera che tecnologia e controllo medico siano a favore della sicurezza del parto, si trasformi nel suo opposto…

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