Quando si dice "parto umanizzato"...

Ci scrive una mamma indignata e rattristata in cerca di un "posto decente" dove fare nascere il suo secondo figlio. Non ci troviamo in una zona sperduta dell'Italia, ma nella ricca Lombardia, ma a quanto pare chiedere di essere informate sulle procedure durante il parto o di evitarle se non necessarie, genera un'alzata di scudi....

La mamma in questione è seguita da un'ostetrica, sarebbe felice di fare un parto a domicilio, ma non se lo può permettere, visto che questa opzione in Lombardia è contemplata solo come diritto a pagamento...

 

Daniela (nome di fantasia), dopo aver visitato vari ospedali della sua zona, alla fine, rattristata, ripiega sull'ospedale dove era nato il suo primo figlio e scrive una mail all'ospedale, un posto che descrive come "tutto  sommato all'avanguardia per gli standard della zona (ad es. è uno  dei pochi con il rooming in 24 ore su 24)"...  vediamo cosa chiede e che risposta ottiene.......

***

"Sono in attesa del mio secondo figlio e dovrei partorire fra poche settimane nel Vostro reparto. Per questo, vorrei sapere se è possibile avere un breve colloquio, in un giorno e in un orario da Voi stabilito, con la coordinatrice delle ostetriche o con un'altra figura da voi indicata per chiederVi alcune informazioni e per  valutare la possibilità di mettere in pratica alcune richieste mie e del mio compagno.
In particolare, in assenza di situazioni di  pericolo, vorremmo che il travaglio, il parto e il secondamento non subissero accelerazioni (ossitocina, episiotomia, ecc.) senza il mio consenso e che mi fosse consentito di mantenere posizioni libere. 
Per quanto riguarda il bambino, vorremmo che il clampaggio e il  taglio del cordone e le procedure di routine (pesata, profilassi oculare, vit. K ecc) fossero il più possibile ritardati."

Ed ecco la eloquente risposta che le giunge:

"Il Responsabile del Servizio di Ostetricia e Ginecologia la informa che nella nostra struttura non è possibile soddisfare le sue esigenze.
Distinti saluti."

Che vuol dire "non è possibile soddisfare  le sue esigenze"? Non stiamo parlando di richieste bizzarre: non ha chiesto di saltare le procedure di routine, non ha negato preventivamente alcun consenso, ha chiesto di ritardare il taglio del cordone e le profilassi di un tempo di loro discrezione ("il più possibile") e di evitare procedure non strettamente necessarie o chiederne il suo consenso... CHE ESAGERATA! Pretende cose da linee guida! Ma perchè non scende sulla terra?!

Se questo è il concetto di "Parto Umanizzato" che abbiamo nel 2011 in ospedali di una delle regioni all'avanguardia del Paese per assistenza sanitaria... siamo proprio messi bene... ma purtroppo: niente di nuovo.

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Commenti   

Fulvia
0 # Fulvia 2011-05-11 16:25
Ho cercato per mesi un'ostetrica per fare il parto in casa dopo l'esperienza del primo in ospedale. Alla fine di fronte ai costi previsti abbiamo capitolato e deciso di tornare in ospedale. su consiglio di un'ostetrica che ha capito la nostra esigenza ho chiesto, in occasione dell'ambulatori o della 38 settimana, che venisse scritto in cartella che desideriamo un parto naturale, senza ossitocina, taglio precoce, etc... mi è stato risposto: queste cose è meglio che le chiedi direttamente quando vieni apartorire alla'ostetrica che sarà di turno perchè se un'operatore (medico/ostetri ca) apre la cartella e legge può dire "questa cosa vuole"!!! Ma come questa cosa vuole? sono io che devo partorire, è il mio bambino...
Ora sono a 40+5 e sabato ho il controllo alla 41ma sett... non sono serena e questo so che non giova!
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Barbara Siliquini
0 # Barbara Siliquini 2011-05-11 16:54
Cara Fulvia..... purtroppo in certi ospedali è vero che questa cosa viene vista male... e' uno scandalo.
:oops:

La situazione della nascita in Italia non e' certo delle migliori e non va migliorando. Ma noi donne possiamo fare la differenza, chiedendo, lottando e andando avanti serene e convinte che partorire in un ambiente sereno, rispettoso di noi e di cio' che vogliamo e' un sacrosanto diritto e quando viene violato, va detto.

Io, dopo molti mesi dal parto (prima non ero in grado) scrissi una lettera all'urp, e ai primari x dire cosa era stato penoso...

Cerca quali sono le varie opzioni che hai nella zona come ospedali, valuta la possibilita' di partorie in un centro lontano, chiedere dimissioni immediate e farti seguire dall'ostetrica nel dopo parto.

In bocca al lupo,
bs
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