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Mercoledì, 28 Settembre 2011 06:56

Quando a due anni il linguaggio è già pieno di "******"

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Alcune riflessioni sul ruolo di zii e parenti nel trasmettere valori, comportamenti e linguaggio ai più piccini...
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Un celebre slogan parla di “quando nasce una mamma”. Mai gioco di parole fu più azzeccato, ma decisamente troppo sintetico per i miei gusti. Alla nascita di un bambino non sono solo i genitori a ritrovarsi a vivere un nuovo ruolo, ma compiono la stessa trasformazione anche i nonni, gli zii, i cugini, in modo via via sempre meno consapevole all’aumentare del grado di parentela.
Mi chiedo quanto gli zii si rendano conto del loro nuovo ruolo all’arrivo di un nipotino. In molte famiglie rivestono una figura importante: spesso coetanei dei genitori (almeno agli occhi dei bambini), più easy dei nonni, più simili a mamma e papà, ma senza averne la stessa autorità – e quindi senza doverli combattere.

Zii, cognati e cuginetti diventano a volte un alter ego familiare, uno specchio di similitudini e differenze, molto prima di quelli che saranno i confronti ‘faccia a faccia’ con le famiglie degli amichetti della scuola. Queste persone entrano nella vita di un bambino sin dai primi giorni, ed il loro esempio diventa influente fin da subito. Quello che mi domando è: ma loro, ne sono consapevoli? Ci hanno mai pensato in questi termini?

Qualche tempo fa la Pupattola (mia figlia, per chi non conosce le mie storie come Aprovadimamma) osservava placida e anche un po’ impaurita il cuginetto di 8 anni che tirava calci al pallone come fosse in combattimento contro la povera sfera, attentando spesso e volentieri all’incolumità della Pupattola. Inevitabilmente la palla finisce nell’orto del vicino, come sempre. Lo zio (suo padre) si alza dalla sedia con uno scatto fulmineo e affronta il monello: “Ma sei proprio un ***, ecchec***, possibile che non ti riesca di giocare per bene?”. Il bambino replica e piagnucola in vario modo. Il padre conclude: “Ecco, ora stai senza pallone, ***”.
Non c’è bisogno che definisca ulteriormente il significato dei ***, metteteci voi l’espressione che più vi piace, non ha importanza. Penso sarete tutti d’accordo nel considerare che la mela sarà destinata a cadere non lontano dall’albero, e che il cuginetto della Pupattola avrà davvero poche chance di diventare un adolescente dal linguaggio forbito. Lo zio dovrebbe certamente pensare a cosa sta trasmettendo al suo di figli, innanzitutto.

Ma c’è anche un altro fattore che credo non abbia considerato. Almeno fino a quando, pochi attimi dopo, dalla bocca della Pupattola sono usciti una serie di ***, assorbiti dalla conversazione precedente come una spugna. Nessuno ha come i bambini maggior capacità di captare in una frase mai sentita prima le cinque parole chiave mai sentite prima. All’epoca la Pupattola aveva circa 22 mesi, iniziava a formare frasi sue anziché ripetere solo le nostre parole, ma la ripetizione si vedeva chiaramente che era il suo modo di incamerare informazioni e memorizzare.
La cosa ha creato un certo imbarazzo, a cui qualcuno ha reagito ridendo, Aprovadizio arrossendo, e io, sinceramente, non ho riso affatto.
Forse mi direte che non si possono difendere i bambini da tutto e da tutti, che il mondo è pieno di gente che si comporta in modo irresponsabile, e che prima o poi, per strada o in tv, lessico e comportamenti irriverenti saranno presto pane per i suoi denti. Ok.

Ma qui siamo in famiglia, una di quelle famiglie che si ritrovano allo stesso tavolo tutte le domeniche (sigh!), e dove si presuppone che permanga una qualche atavica riminiscenza di quella famiglia allargata, in cui “i grandi” sono guide per i piccoli. Come genitori siamo tutti molto consapevoli del nostro ruolo, ma basta cambiare stato di famiglia all’anagrafe che si rischia di perdere un po’ il senso del legame. Al di là di mamma e papà, anche i parenti più prossimi hanno una responsabilità nei confronti dei cuccioli del branco, responsabilità di cui dovrebbero essere più consapevoli. Non si tratta solo di ‘parolacce’, ma di comportamenti, di modalità di relazione, di comunicazione, di gesti e di azioni. Dal tono di voce, dal modo in cui ci si comporta, da quello che si dice alle spalle degli altri piuttosto che in faccia, da come un adulto tratta un altro bambino e da come a un altro bambino è concesso trattare un adulto (penso al cuginetto che dà spesso ordini alla nonna…), nostro figlio impara a costruire le proprie relazioni, i propri parametri sociali.

Ecco, sono scivolata fin troppo nella pedagogia e nell’antropologia spicciola, terreni che non mi sono affatto di competenza. Torno quindi nel mio piccolo mondo A Prova di Mamma, e spero che anche gli zii si domandino se il loro comportamento è “a prova di zii”.

Marica Pieralli è giornalista freelance e mamma a tempo pieno. Da poco ha aperto il blog www.aprovadimamma.net, dove effettua assieme ad altre mamme e papà test e recensioni di prodotti per bambini, per aiutare i genitori a fare le scelte più 'azzeccate' per i propri bimbi

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