Svezzamento dei neonati... quanti miti e quante (poche) verità?

La d.ssa Grozzo, psicologa, ci fa riflettere sui "dogmi" che spesso accompagnano l'idea dello svezzamento... mettendoci un po' di buon senso, a molte soluzioni e consuetudini viene da dire "forse non è proprio la cosa migliore..."

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Il primo rapporto con il cibo si stabilisce da neonati, con l’allattamento prima, con il divezzamento poi.
Questi due momenti della vita vengono secondo me sottovalutati grandemente. Si dice alle madri di trattare i bambini come se fossero tutti uguali. Ci si scoraggia subito di fronte ad una difficioltà nell’allattamento. Il biberon è sempre dietro l’angolo. Le madri difficilmente vengono aiutate sull’allattamento.

La tetta viene chiamata vizio, da cui il termine svezzamento. Si da la tetta ad orari, il biberon ad orari. Così il bambino che ha la prima occasione di imparare a riconoscere quando ha fame e quando non ne ha più non ci capisce più nulla. Quando piange per questa strana sensazione nessuno gli da nulla. Poi a volte arriva del latte.

 

Se il bambino è fortunato il latte è quello di mamma che oltre ad essere il miglior alimento che potrebbe avere, ha anche sapori diversi a seconda di ciò che la mamma può mangiare. Ma no. Perché si dice alla madre di non mangiare questo, e di non mangiare quello. Se ne sentono proprio di tutti i colori. Se mangia i cavolfiori al bimbo vengono le coliche.

Calma. Ragioniamoci con calma. Come dovrebbe avvenire questo scambio gassoso? La madre ingerisce cavolfiori, nel suo intestino si sviluppa del gas. E come ci arriva nel seno??? Se ci pensiamo è assolutamente ridicolo. Eppure. Eppure è così.

E allora le madri vengono spinte a mangiare solo alcune cose. E se poi cambia il gusto del latte? Eh. Se cambia il bambino impara a capire cosa gli piace e cosa non gli piace.
Ci sembra un gran danno? No, è una necessità.

Quando il latte gli viene dato ad orari, il bimbo  lo prende, certo, ma non riesce bene a distinguere la sensazione di fame da quella di sazietà.

Col divezzamento poi, dovrebbe imparare a conoscere, distinguere e scegliere consistenze e sapori. No. Di nuovo glielo neghiamo. Si fanno pappine ipertritate sempre della stessa consistenza, sempre ad orari, spesso totalmente insipide. Quasi i pediatri vorrebbero stabilirne una quantità standard che il povero bimbo dovrebbe ingurgitarne.

 

Adesso, riflettiamo su tutto questo. Su come ci viene chiesto di deviare il rapporto con il cibo alla sua nascita.
Pensiamo alla quantità di disturbi alimentari e di problemi di peso che abbiamo nell’era dei consumi. Davvero crediamo che questi due elementi non siano connessi tra loro? Ecco, io no. Io sono fermamente convinta che siano strettamente collegati. Ma certo per confermarlo abbiamo bisogno di studi longitudinali, e quindi dovremo aspettare molto tempo. Nel frattempo, ce la sentiamo di rischiare?
Io credo di no. Se la natura ha deciso delle cose, in genere un motivo c’è. Allattiamo i nostri figli quando lo chiedono. Facciamogli assaggiare il nostro cibo “premasticato”, come si fa in natura. Difficilmente così potremo sbagliare.

 

Dott.ssa Silvia Garozzo
Psicologa e psicoterapeuta

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