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Trattare il baby blues come la schizofrenia: a chi può far bene?

Trattare il baby blues come la schizofrenia: a chi può far bene?

Pubblichiamo un'articolo tratto da UPPA, in fondo trovate le nostre considerazioni


“Trattamento sanitario obbligatorio per le mamme a rischio di depressione post-partum
”; sì, avete capito bene, il famoso "TSO" previsto dalla legge 180 per i malati mentali che non possono essere curati in ambulatorio, o nelle residenze assistite, una specie di surrogato transitorio del ricovero in manicomio, necessario quando il malato di mente diventa pericoloso, un provvedimento eccezionale in cui l`autorità sanitaria sospende i

diritti della persona e la obbliga a fare cose che lui non vorrebbe fare.
In questo caso la proposta, secondo i giornali degli ultimi giorni (clicca qui per leggere un articolo dal Corriere della sera), verrebbe da una società scientifica, la "Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia" che lancia l`allarme: da 50 a 75mila casi l`anno di baby blues (la tristezza dopo il parto, non ancora depressione, ma chissà...), che costerebbero alla collettività 500 milioni di euro. Mille fra queste mamme sfortunate sarebbero in condizioni mentali tali da mettere in pericolo la vita del loro bambino.

 

E allora che fare? Trattamento sanitario obbligatorio! Non in Ospedale, per carità, a casa, con un infermiere che veglierebbe su di loro 24 ore al giorno, una specie di sorvegliante imposto per legge... a fin di bene.
È impressionante come usino i numeri e le statistiche anche gli "scienziati" che delle statistiche dovrebbero fare una professione: diamo per buona la loro stima (questo significa che il baby blues colpisce più di una mamma su 10), come avranno calcolato il costo sociale di questo disturbo che ammonterebbe da 6.600 a 10.000 euro per ciascuna madre? Tutti farmaci? O anche visite mediche? Oppure che?

E poi, come si fa a saper che i neonati a rischio di vita sarebbero un migliaio? Senza TSO e senza particolari provvedimenti gli infanticidi ogni anno si contano sulle dita di una mano!
Ma ammesso che questo allarme sia fondato, come si farebbe ad individuare i soggetti a rischio, cioè quel migliaio di mamme potenzialmente assassine? Facile, sviluppando il progetto "Rebecca" (leggere quì per credere) che, con un mix di screening a cui sarebbero sottoposte tutte le donne gravide e “analisi grafologiche” della personalità, ci porterebbe ad individuare i soggetti a cui destinare l` “aiuto” di operatori esperti e formati alla bisogna.

Immaginate se tutto questo veramente si realizzasse: un immane organizzazione sarebbe sguinzagliata alle calcagna di tutte le donne gravide: non appena una di loro dovesse essere sospettata di probabile gravidanza, ecco lì i solerti operatori intenti nei consultori, negli studi professionali privati, nei laboratori di analisi, forse anche dal parrucchiere (a volte le donne si riuniscono in questi posti, dove si confidano segreti) a somministrare test e questionari, a raccogliere campioni di scrittura, a setacciare e a selezionare fino a scegliere le 1000 potenziali mamme degeneri a cui affibbiare, volenti o nolenti, l`assistenza continuativa indispensabile per scongiurare l`infanticidio: un operatore, a casa loro, 24 ore al giorno.
Lasciamo stare alcuni aspetti comici e concentriamoci su quelli pratici: dove alloggerebbe l`"operatore"? In soggiorno su un divano letto? E se la mamma degenere, approfittando di un attimo in cui l`"operatore" si assopisce agisse, in silenzio, in camera da letto? E anche volendo vedere solo gli aspetti economici, se un periodo di depressioni dura poniamo 6 mesi, per ognuna delle 1000 potenziali assassine bisognerebbe prevedere 18 mesi di attività lavorativa, il che, moltiplicato per 1000, fa 18000 mesi di lavoro che, diviso 12 fa 1500 persone che dovrebbero lavorare a tempo pieno ogni anno per questo progetto, senza contare ferie e malattia. Se ognuno di questi operatori costasse 30000 euro l`anno, tutto questo ambaradam verrebbe a costare 540 milioni di euro!
Ma chi mai può aver partorito una proposta così palesemente assurda? E perché?
Avanziamo un`ipotesi maliziosa: non è che per caso si tratta di uno dei tanti esempi di "disease mongering" (clicca qui per sapere meglio di che si tratta), il commercio delle malattie, per cui si inventa un problema per poter poi vendere la sua soluzione? Che si tratti di farmaci o nuovi servizi "ad hoc" non fa poi troppa differenza. E se è così, perché tanto spazio sui giornali?

 

Noi di Genitori Channel aggiungiamo una domanda: ma qual'è la causa del baby blues?

Non sarà che il baby blues sia solo una degenerazione di un fenomeno che ogni mamma vive nei primi mesi dopo il parto e che ha delle cause specifiche:

- un parto vissuto in maniera traumatica, cesareo o vaginale non è importante, un parto in cui la donna viene privata di ogni sua dignità e sottoposta a pratiche inutili e dolorose con conseguenze anche perenni (l'episiotomia per esempio, vedi l'intervista a M.Stark)

- un'allattamento partito male o non avviato del tutto

- un brusco arresto della propria vita sociale

- la solitudine e la mancanza di supporto fisico ed emotivo

E non sarà anche che a tutte queste cause si possa porre rimedio:

- migliorando sensibilmente l'assistenza nel percorso nascita

- aumentando l'accesso alle informazioni sulla fisiologia della gravidanza e del  parto per tutte le mamme

- aumentando la formazione sull'allattamento agli operatori ospedalieri

- avvalendosi di figure specifiche che già esistono (per esempio le consulenti in allattamento o le doule)

- aumentando i servizi sul territorio che stimolano l'aggregazione delle neomamme

- agendo sull'empowerment delle mamme (cioè in senso contrario al TSO)

e molte altre piccole cose che però forse non farebbero guadagnare soldi anzi, si correrebbe il rischio addirittura di risparmiarli.

 

 

immagine di www.centropsicologiaclinica.org

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