L'empatia: molto più importante del QI per avere successo nella vita

By Giugno 15, 2010

 L'empatia è la capacità di essere in grado di mettersi nei panni degli altri e capire le emozioni e i sentimenti dell’altra persona.

Perché l’intelligenza emotiva e l’empatia sono importanti?

Gli studi hanno dimostrato che l'empatia è un’abilità fondamentale nella vita. Intelligenza emotiva o quoziente emotivo, (EQ in inglese: emotional intelligence), cioè  essere in grado di capire i propri sentimenti e i sentimenti degli altri, oltre ad essere in grado di controllare le proprie emozioni e di esercitare il controllo di sé,  è emerso essere un fattore più importante, per il successo nella vita, del QI , o quoziente d'intelligenza.

L'empatia può essere anche un mezzo importante per insegnare ai bambini cos’è il bullismo e come rigettarlo. Insegnare l'empatia è un modo per prevenire il bullismo nella scuola.

I genitori come possono incoraggiare intelligenza emotiva e l'empatia nei loro figli?

L'empatia è una “competenza” che può essere insegnata, non è una caratteristica innata. Ecco alcuni modi che i genitori possono utilizzare per rafforzare o insegnare l'intelligenza emotiva del bambino.

Assicurariamoci che le esigenze emotive del bambino siano soddisfatte.

Affinché un bambino sia in grado di sentire e di esprimere empatia per qualcun altro, i suoi bisogni emotivi devono prima essere soddisfatti. Deve sapere, per esperienza, di poter contare sui genitori e sulle figure di riferimento (come gli insegnanti) per un sostegno emotivo prima di poterlo fornire a qualcun altro. Rispondere al suo pianto, al suo bisogno di contatto sin da piccolissimo, dedicargli tempo e attenzione quando lo richiede, sono cose piccole, di grande valore.

Insegnamo ai nostri figli come affrontare le emozioni negative

E 'naturale per bambini e adulti di sperimentare emozioni negative come la rabbia e la gelosia. Ma un bambino a cui viene insegnato come gestire questi sentimenti in modo costruttivo, attraverso una modalità empatica dei genitori (“riconosco che sei arrabbiato, frustrato, geloso, troviamo un modo per aiutarti a stare meglio”) ha più probabilità di sviluppare una forte intelligenza emotiva ed empatia per gli altri.

Chiediamogli: "Come ti sentiresti se…?".

I bambini sono naturalmente orientati verso l'empatia. Anche un bimbo molto piccolo che vede una persona in evidente stress emotivo probabilmente cercherà di dargli conforto e mostrargli simpatia. Allo stesso tempo, i bambini sono intrinsecamente egocentrici. Quando un bambino piccolo colpisce un fratello o un amico o toglie un giocattolo, per esempio, il genitore può spiegare che tale comportamento può far male un'altra persona fisicamente o emotivamente. Si può provare con frasi del tipo: "Come ti sentiresti se qualcuno prendesse il tuo giocattolo?" o "Come ti sentiresti se qualcuno ti colpisse?"

Diamo un nome alle sensazioni

Per aiutare il bambino a capire le emozioni ei sentimenti, può essere utile insegnare loro ad identificarle con chiarezza. Se il bambino si comporta in modo gentile verso qualcuno, ad esempio cerca di consolare un amico che piange, potremmo dirgli: "Sei stato molto gentile a consolare il tuo amico, sono sicura che lo ha fatto sentire meglio sapere che tu gli davi conforto”. Se il vostro bambino si comporta in modo sgarbato o negativo, possiamo dirgli: "So che in quel momento eri arrabbiato, ma togliendo il gioco al tuo amico lo avrai reso molto triste”

Parliamo dei comportamenti positivi e negativi intorno a noi

Siamo costantemente esposti a esempi di comportamento buoni e cattivi nella vita reale, nei libri, in TV e nei film. Parlate con il bambino dei comportamento che vedete: quando un personaggio fa una cosa che rende l’altro triste o si comporta da bullo, o, viceversa, aiuta o fa sentire più felice un altro. Discutere i diversi tipi di comportamento e loro effetti aiuta il bambino a focalizzarli.

Diamo il buon esempio!

Il bambino impara come interagire con le persone soprattutto guardando noi e altri adulti nella sua vita. Mostrare cosa significa essere una persona caritatevole, gentile e amorevole è il modo in assoluto più efficace per far passare il messaggio. Rispondendo ai suoi bisogni, aiutando i membri della famiglia, i vicini, gli amici e gli altri che sono nel bisogno o che hanno un momento difficile, sarà  uno strumento molto potente per insegnare ai vostri figli l’empatia.

 

tratto da: About.com

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    La Comunicazione NonViolenta (chiamata anche CNV o comunicazione empatica) è un processo di comunicazione assertiva sviluppato da Marshall Rosemberg a partire dagli anni '60 e  ci aiuta a esprimere il nostro sentire sospendendo il giudizio su di sè e sugli altri. Anche nella comunicazione con i nostri figli, piccoli o grandi che siano, possiamo mettere in pratica piccoli o grandi cambiamente che miglioreranno la relazione con loro .

    In questo articolo Luana De Falco, Mediatrice Relazionale e Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta, ci introduce a questo argomento portandoci anche qualche esempio pratico.

    Se vi interessa l'argomento, il 26 e 27 Maggio Luana sarà vicino a Torino con Maria Grazia Lia per un corso dedicato a "Homeschooling e comunicazione empatica", tutte le informazioni a fine articolo.

     ***

    Nel suo libro….”Le parole sono finestre (oppure muri)”, Marshall Rosenberg scrive:“ La CNV (Comunicazione NonViolenta) è un linguaggio di processo che scoraggia le generalizzazioni statiche….”.

    Ho voglia di dirvi tantissime cose sulla CNV, oggi ho pensato di condividere con voi questo passaggio, che ci parla di quanto la staticità nel pensiero e nel lessico, bloccano la possibilità di incontrarci. 

    Cos'è la CNV?

    Quando diciamo sei così, è giusto questo o quello, devi fare la tal cosa, non ci si comporta in questo modo, …. velocissimamente ci pietrifichiamo in una posizione (statica) e in questa staticità non c’è più spazio per un dialogo fluido, curioso, creativo.
    Quello che ci propone la Comunicazione NonViolenta è di appropriarci di un linguaggio in cui parliamo di come ci sentiamo noi, in relazione a quello che accade e portare la nostra curiosità per cosa prova l’altro.

    Usciamo dalla staticità dei luoghi comuni, di definizioni generiche, di convinzioni culturali e sociali, per parlare di cosa proviamo ed ha valore per noi, proprio in quel momento ed interessarci all’altro per quello che è vivo in lui.

    Mettiamo in scena una danza, un dialogo ricco di scambi, in cui non sentiamo più il bisogno di dimostrare, attaccare o difenderci ma spiccano la voglia di farci conoscere e la curiosità di conoscere.
    Ogni volta che appiccichiamo un etichetta o diamo un giudizio su qualcuno: “Sei pigro e svogliato” (o sei geniale) … o facciamo una profezia: “Non combinerai mai nulla, se continui così!” ci fissiamo in una posizione di distanza con altro, rigidità, a volte ostilità e risentimento, forse impotenza e rassegnazione e dall’altra parte potremmo incontrare vergogna, senso di colpa o rabbia e insofferenza… tutto questo ci allontana, non ci permette di vederci ed ascoltarci, potrebbe creare dei muri molto faticosi da tirar giù o oltrepassare.



     

    Cosa succede quando usiamo la CNV

    Quando ci liberiamo di questi macigni “culturali” e “abituali”, per sperimentare un linguaggio (Rosenberg… sostiene) “Naturale”, in cui parliamo delle nostre sensazioni e bisogni e ci incuriosiamo ai quelli dell’altro..

    “Sono un po’ preoccupata e inquieta nel vedere che non finisci la tua relazione, vorrei sentirmi tranquilla che ti stai prendendo cura dei tuoi progetti”

    ...e facciamo delle richieste chiare...

    “ti andrebbe di dirmi come ti senti a riguardo?”

    ...entriamo in un linguaggio che incoraggia lo scambio, l’apertura e l’incontro alla ricerca di soluzioni condivise.

    Quando impostiamo un linguaggio di questo tipo con i nostri figli, quello che si sviluppa è il desiderio di contribuire al benessere reciproco, poiché, invece di insegnare com’è “bene” comportarsi, a livello intellettuale…. accompagniamo i bambini nella scoperta di quanto e piacevole quando le nostre azioni contribuiscono a rendere la vita, nostra e altrui, più bella (meravigliosa).

    Questo lo facciamo affiancandoli con l’osservazione, notando insieme a loro quali sentimenti ed emozioni provano in relazione al loro agire e porgendogli i nostri con delicatezza.

     

    Un esempio di Comunicazione empatica

    Invece di dire:

    “Bravo, sei proprio un bravo bambino, è così che ci si comporta!”

    portandogli una valutazione dall’esterno, gli potremmo dire:

    “ ho visto che è spuntato un grande sorriso sulla tua bocca, quando hai sollevato Giacomo da terra e lui ti ha ringraziato ed abbracciato”

    Ci riferiamo a quello che è successo specificatamente e poi lo accompagnamo nell’esplorazione…

    “com’è stato per te?"

    …e gli potremmo anche parlare di noi..

    “io mi sono emozionata, ho provato gioia e leggerezza, mi piace quando vedo che vi sostenete tra di voi”

    .. e potremmo anche esprimere la nostra gratitudine e spiegare il perché..

    “grazie per questo tuo gesto, mi sento al sicuro e nella collaborazione quando ci penso”.

    Che ne dite? … Sì lo so, può sembrare complicato!… quello che ho scoperto io e che è una specie di droga, quando sto in questa qualità di dialogo, quando ci riesco… liberandomi da zavorre, convinzioni e smania di insegnamento e sto semplicemente lì, in quello che c’è in me e nell’altro, con tenerezza, stupore e gratitudine…. questo Nettare è talmente Buono ( Come dice il mio caro amico Eduardo Montoya) che non vedi l’ora di assaggiarne ancora un po’.



     

    Corso Homeschooling e comunicazione empatica, Pino Torinese (To), 26 e 27 Maggio 2018

    L'homeschooling è una strada possibile per la vostra famiglia?
    Per partire con consapevolezza e con le informazioni efficaci. Maria Grazia Lia e Luana De Falco, due mamme homeschoolers, conduranno questo intenso fine settimana attraverso testimonianze, decreti legislativi, vari stili e approcci, verso quella che potrà essere la strada percorribile della vostra famiglia.
    Inoltre verranno condivisi gli strumenti per una comunicazione che arriva dal cuore.

    Per tutte le informazioni consultate l'evento su Facebook

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    di Luana De Falco
    Studiosa e divulgatrice di Comunicazione Empatica/ NonViolenta
    Mediatrice Relazionale

     

    Credit immagine principale: Side view of handsome father...stock photo di George Rudy su Shutterstock

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Commenti   

marina
+1 # marina 2010-06-16 13:45
Molto costruttivo ed esplicativo. Grazie.
Sarò ben lieta di ricevere altre informazioni da poter applicare. Un grosso abbraccio di luce.
Namasté.
Marina
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Mauro
0 # Mauro 2012-05-19 05:22
@ Pasquale D'Emanuele:
..essere empatici significa mettersi nei panni di un'altra persona per sentire ciò prova, conoscere le sue emozioni, vedere con i suoi occhi, ascoltare con le sue orecchie,...
Ciò ti consente di comunicare in modo efficace, e quindi migliorare ad aiutare gli altri...
Ciao
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