Mercoledì, 29 Giugno 2011 10:19

I nostri figli, la tecnologia e la rete

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Antonella Peschechera condivide con noi delle belle riflessioni sui bambini, internet e la rete. Paure e aspirazioni dei genitori. I bambini vanno difesi o no da internet? Internet è più pericoloso del mondo? Lei che è una madre innamorata della tecnologia cosa vuole per i suoi figli?
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Io senza "la rete" sarei una madre diversa. E una persona diversa. Mi considero fortunata perché sto vivendo al centro di una vera rivoluzione che non è solo tecnologica, ma anche culturale. 

E’ una rivoluzione del modo di essere, di comunicare, di socializzare, di scambiare informazioni ed esperienze, di imparare, di crescere. Ho davanti a me una ricchezza di contenuti, opportunità relazioni impensabile prima, devo solo imparare a navigare e a scegliere. Ed è proprio questo che vorrei insegnare ai miei figli. Non ad avere paura, ma ad essere consapevoli, attenti, responsabili. Voglio insegnare loro ad attraversare la strada e a navigare in rete, e a prendere dalla strada e dalla rete, il meglio. Voglio avere fiducia in loro e, quando verrà il momento, lasciarli liberi, senza soffocarli con le mie paure. Tutto questo non sarà facile, e lo sarà ancor meno per genitori che “competenti”, hanno una conoscenza non profonda della rete.

Un’interessante ricerca condotta da Terre des Hommes, dice che solo il 18% dei genitori intervistati (con figli tra gli 8 e i 13 anni) ha una buona competenza e consapevolezza dei rischi e delle potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione, indispensabile per insegnare ad avere un rapporto equilibrato con i media. Gli altri stanno imparando, oppure lasciano i figli soli davanti al computer.

Per questo sono importantissimi i momenti di confronto, il dialogo con altri genitori, le esperienze, i consigli.

Di questo e di molto altro si è parlato giovedì scorso al primo aperitivo di VodafoneTime per la presentazione di In Famiglia, il portale dedicato ai genitori per un approfondimento e un confronto sui temi della tecnologia, la rete, le paure, le opportunità. 

La conversazione è stata ricca, stimolante e ci piacerebbe che continuasse. A questo serve la rete, a far continuare le conversazioni interessanti. Tra gli ospiti, insieme a me, c’era la bravissima Lia Celi, che ha detto tutto quello che avrei voluto dire, ma meglio. E  a volte è così bello ascoltare.

I miei bambini sono nativi: cioè usano in modo molto disinvolto la tecnologia, quasi non la vedono, non si pongono il problema, agiscono e agiscono bene al primo colpo (grazie anche alla scomparsa del mouse e alla possibilità di navigare con le dita). E a me, che nativa non sono, che ho dovuto conquistarmela la cultura digitale, che mi meraviglio ancora, questa cosa piace. So che dovrò limitare il tempo, in futuro, perchè certe cose (e lo so per esperienza personale) possono dare dipendenza e farti perdere un sacco di tempo. Ma anche questo serve: perdersi e poi ritrovarsi. Imparare a concentrarsi. Fare degli errori. Prendere il meglio e ignorare il resto.

Ai miei figli  non sto insegnando:

- ad usare la tecnologia mi sono accorta che sanno già farlo!
- a considerare gli oggetti tecnologici oggetti sacri  (sono strumenti, devono rispettarli, ma lascio tranquillamente l’iPhone al mio bimbo di due anni: mi fido di lui, so che non lo lancerà dalla finestra nè lo puccerà nel latte. Lo so perchè lui osserva noi e io l’ho osservato: sa che non è un giocattolo,  apre solo le applicazioni che ho scelto per lui, sa che se cade si può rompere, eppure è caduto molte più volte a me.
- ad avere paura. Gli insegnerò che ovunque ci sono opportunità e anche insidie. Dovranno avere le antennine sempre dritte

Ai miei figli sto insegnando:

- che la fuori c’è un mondo: la natura, gli amici.
- che nella vita devono accrescere se stessi, sempre.
- che internet è preziosa, per accrescere se stessi.
- che tutto è gioco,  e che il gioco è una cosa seria
- che bisogna essere responsabili: a 2 come a 20 anni.
- che il tempo è prezioso. Ci si può anche perdere per un po’, ma per un po’.

Quando saranno in grado di attraversare da soli la strada di una grande città, allora saranno in grado di navigare da soli.  In entrambi i casi nessuna madre può eliminare dalla vita del proprio figlio il pericolo. Dobbiamo imparare a conviverci, e nel frattempo insegnare loro come e perchè è necessario attraversare la strada, prenderli per mano, attraversare insieme tante e tante volte. Renderli consapevoli dei rischi (in rete e in strada) senza spaventarli, senza iperproteggerli, senza minare la loro fiducia nel mondo.

Lia Celi diceva, a ragione, che gli angoli oscuri sono ovunque, anche nel comodino dello zio. Il meglio che possiamo fare è dotare i nostri figli di una torcia e lasciarli andare. E’ sulla torcia che dobbiamo lavorare. Non voglio spiarli. Non voglio vietare. Voglio educarli alla libertà (che è una cosa che mi ha insegnato un grande donna di nome Maria Montessori). Non voglio (e non posso) bloccare il traffico per farli attraversare.

Tutto questo non sarà per niente facile. E ne ho avuto la prova quando ho trovato questo commento di un’amica a al mio post sulle colpe di Facebook. Lei ce l’ha già un figlio dodicenne, e una cosa è immaginare il futuro, altra è viverlo. Quindi mi piacerebbe lasciare a lei, se e quando vuole, la parola.

“La colpa di Facebook è che cancella ogni colpa, è una zona franca dove tutto è permesso. E’ uno strumento potente che permette comunicazione, condivisione, cultura e vicinanza tra le persone, ma che in mano a gente senza ‘cultura di facebook’ diventa uno strumento gretto, dove dodicenni frustrati insultano pesantemente e gratuitamente i coetanei nascondendosi dietro uno schermo e dove adolescenti ‘perbene’ tirano fuori il loro lato peggiore. Ovvio che la colpa ricade su Facebook piovendo dalle spalle di genitori assenti o ignoranti, ma a mio avviso il non avere regole, per un mondo reale o virtuale che sia, è intrinsecamente una colpa.”

Anche per questo forse dovremmo riflettere su cosa potremmo fare per tutelare un po’ di più i ragazzini, quelli che non hanno accanto un genitore consapevole, e che si trovano soli in strada. Questa di Terres des Hommes, per esempio, mi sembra una bella iniziativa: un piano nazionale di educazione ai media, per noi e per i nostri figli.

di Antonella Peschechera

Antonella è nel team di Genitori Channel, ha un suo blog maiconten.it e uno spazio creativo: crafty room

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