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Venerdì, 13 Marzo 2015 06:16

Pavor Nocturnus: esperienza di una mamma medico

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Pavor Nocturnus: bambini terrorizzati di notte. Cos'è, cosa fare e un'esperienza.

Cos'è il pavor nocturnus

Il pavor nocturnus o pavor notturno è anche denominato: disturbo da terrore nel sonno. 

Avviene durante il sonno, in maniera improvvisa e inaspettata. Nella prima metà della notte, il bambino si solleva dal letto. Piange ed urla come in preda al terrore e non sembra reagire ad alcun richiamo dei genitori. Di solito ha gli occhi sbarrati ma non vede chi ha di fronte. Altre volte, può restare con gli occhi chiusi. Se si tenta di "consolarlo", invece di calmarsi reagisce con maggior terrore.

Non è un incubo ed è molto diverso dal sonnambulismo, il pavor nocturnus è una vera e propria crisi di terrore che si verifica nelle fasi 3 e 4 del sonno non-REM (cioè quando il bambino passa da una fase di sonno profondo ad una di sonno leggero, dove inizia a sognare). Il bambino, anche se sembra sveglio, in realtà non lo è e per questo non reagisce agli stimoli ambientali. Nella maggior parte dei casi  la mattina dopo non ha più memoria dell'accaduto.

L'attacco di pavor nocturnus si può manifestare nei bambini generalmente sotto i 5 anni, ma può verificarsi fino ai 12 anni, più frequentemente si manifesta tra i 2 e i 5 anni e pare colpisca dal 3 al 10% dei bambini, più frequentemente maschi. Nel caso degli adulti il pavor nocturnus è raro ed in genere è la conseguenza di esperienze fortemente traumatiche.

Durante una crisi di pavor, spesso il bambino presenta sudorazione eccessiva, tachicardia, rigidità muscolare, pupille dilatate durante tutta la durata dell'attacco. Dopo la crisi, il bambino si rilassa e riprende a dormire.

La crisi di pavor può durare da pochi minuti ad oltre mezz'ora. Sembra che gli attacchi abbiano durata più lunga in base alla fase di sonno profondo che precede la crisi. Dunque più tardi durante la notte si presentano, più lunghi sembrano essere.

Cause del pavor nocturnus

Il pavor nei bambini non ha alcun significato patologico, né alcuna causa patologica, né alcuna conseguenza immediata o negli anni successivi.

Pur non essendovi chiarezza sulle cause, si ritiene che le crisi possono essere legate a situazioni o esperienze non apparentemente traumatiche, ma che evidentemente hanno sul bambino un impatto, oppure possono essere situazioni facilmente identificabili come fonti di stress. Ecco alcune cause associate al pavor:

  • stimolazioni sonore o luminose durante il sonno;
  • situazioni che hanno generato stress;
  • distensione vescicale (vescica piena);
  • ipertrofia o vegetazioni adenoidee (comunemente identificate come: adenoidi);
  • febbre;
  • alterazioni dell'equilibrio idro-salino (carenza di sali minerali quali ad es.: potassio, sodio, calcio, magnesio, etc.);

 

nanna neonato

 

Una mamma, medico, racconta l'esperienza di pavor con il suo secondogenito di 3 figli

Valerio è il mio secondo figlio. La sorellina piccola di Valerio è nata il 16 novembre, quando lui aveva quasi cinque anni ed è nata in casa di notte.
Valerio l'ha conosciuta la mattina, al risveglio. Quando l’ha vista ha sorriso con tenerezza, ma è rimasto in silenzio e non l'ha toccata. E’ andato a svegliare la sorella più grande che ha subito riempito la nuova arrivata di carezze e di baci. Solo allora Valerio si è deciso a darle un timido bacio e, sorridendo, si è infilato nel letto accanto a me.

Il 21 dello stesso mese, 5 giorni dopo, mentre eravamo tutti a letto, verso le 22.30, dalla camera di Valerio sentiamo arrivare un urlo di terrore.
Mio marito è scattato dal letto ed è corso a vedere cosa fosse successo. Io sono corsa dietro col cuore in gola.

Valerio urlava. Sembrava avesse male da qualche parte, gli occhi sbarrati, le guance bagnate di lacrime.
Continuavamo a chiadergli: “Che succede?!”, “Cosa ti fa male??” Ma lui sembrava non ci sentisse nemmeno.
Urlava parole sbiascicate, senza senso.
Io tremavo. Non sapevamo cosa stesse succedendo a quel piccolo che continuava ad urlare in preda al terrore.

La crisi è durata alcuni minuti che ci sono sembrati un’eternità, poi si è calmato e riaddormentato in braccio al papà.

La sera successiva: stessa cosa. E ancora la sera dopo.
Valerio cominciava ad urlare entro 2 ora dal momento in cui si era addormentato, sudato fradicio, tremante, freddo, ci guardava senza vederci, una sorta di sonnambulismo.
Passati 2-3 minuti si riaddormentava tranquillo fino alla mattina dopo, quando non si ricordava di alcun incubo.

 Una sera cercando un modo per rilassarlo, cominciata la crisi l’abbiamo messo di fronte ad un cartone animato e in pochi secondi si è calmato. 
Da quella sera avevamo sempre pronto il telecomando.
Così la crisi si riduceva notevolmente di tempo, era quasi istantaneo: cominciava a urlare, accendevamo il televisore: tra 10 e 40 secondi circa si risvegliava. 
Dopo qualche minuto era lui a chiedere di tornare a dormire, tranquillo e assonnato.

Piano piano le crisi si sono diradate.

Per migliorare la situazione abbiamo cominciato a prendere delle accortezze:

  • Stavamo attenti a non coprirlo troppo nella prima fase del sonno, quando tendeva a sudare molto.
  • Stavamo attenti a che respirasse bene facendo dei lavaggi del nasino con fisiologica prima di dormire in caso di raffreddore e facendo attenzione a che non assumesse posizioni strane durante il sonno, braccine o corpicino storti, viso sul cuscino.
  • ho cominciato a dargli degli integratori di sali minerali

Parlando con altre mamme ho notato che è una cosa molto frequente nei bambini maschi di 4-5 anni.
I bambini di amiche che ne hanno sofferto erano, forse per caso, bambini tranquilli come Valerio.

Non so se le caratteristiche caratteriali di un bambino possono renderlo più o meno incline al pavor, ma ho pensato di descrivervi com'è Valerio.

Valerio è un bambino tranquillo, delicato nei modi, per fare un esempio: se chiedo "Valerio, vuoi un po’ di prosciutto?” e magari lui non ne vuole, pur di non dire di no, rispondendo con un rifiuto, dice “Lo mangio dopo”.
Non esprime facilmente le sue emozioni “negative” per non far rimanere male l'interlocutore.
Non so se questo c’entri.

Rispetto alla nascita della sorella, Valerio non ha mai manifestato alcun sintomo di gelosia nei confronti della nuova sorellina. Nessun capriccio, nessun pianto o nervosismo. Però le crisi di pavor sono cominciate dopo neppure una settimana dalla sua nascita.

All’inizio queste crisi ci spaventavamo molto. Poi è diventata una cosa che affrontavamo senza paure e hanno dato vita ad una specie di routine serale...

A distanza di due mesi Valerio forse ha elaborato il nuovo assetto familiare. Ora dorme sereno tutta la notte e anche se stiamo attenti a non coprirlo troppo non ha più avuto quegli strani risvegli. E’ contento della sorellina e la ricopre di baci e di tenerezza.

Cose che facciamo di routine per prevenire gli attacchi o fronteggiarli:

  • Laviamo il nasino con fisiologica
  • Aspettiamo che si addormenti e lo scopriamo monitorando la sua temperatura, stando attenti a non farlo sudare. Dopo 90-120 min dall’addormentamento lo ricopriamo tranquillamente.
  • Evitiamo che assuma posizioni in cui sia più difficoltoso respirare: pancia sotto, visino sul cuscino...
  • Appena inizia ad urlare lo prendiamo in braccio e lo portiamo fuori dalla stanza dove dormono le sorelline (una volta la grande si è svegliata sentendolo urlare...e si è spaventata tanto)
  • Evitiamo di svegliarlo scuotendolo o abbracciandolo forte: si potrebbe spaventare di più. Se necessario gli parliamo con voce calma e rassicurante.
  • Accendiamo il televisore con un film d’animazione o, quando non siamo a casa nostra, il telefono dove abbiamo registrato 3 minuti di film
  • Evitiamo di parlargliene il mattino dopo per evitare che si impressioni o si spaventi.

Voi che esperienza avete avuto?

di Francesca Siliquini

 

Francesca

 Medico radiologo, moglie e mamma di tre.
Appassionata di natura e autoproduzioni, ama dipingere, creare e la vita all'aria aperta.

 

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