La pratica dello yoga per genitori e bimbi (con video)

By Settembre 27, 2011

Caterina ci racconta come fa Yoga con i bambini, lei usa un vecchio testo di quando era bambina, non più in commercio, ma noi abbiamo trovato il libro "Lo yoga per gioco" di Claudia Porta (provate a riceverlo in regalo nel nostro giveaway) che è molto apprezzato dai bimbi ed è una bella guida.

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Lo yoga è entrato a far parte della nostra cultura ormai. Per molti, tra cui me, è una pratica irrinunciabile, di crescita, connessione, benessere.

Vedendo la mia passione per questa disciplina i miei figli si sono naturalmente incuriositi ed io ho cominciato a pensare che avrebbe potuto essere una bella avventura anche per loro.

Molti centri oggi propongono corsi riservati ai bambini, in linea con i diversi orientamenti. Praticare in gruppo, sotto la guida di un insegnante esperto, è senz’altro un’esperienza preziosa e insostituibile, ma io oggi voglio parlare di un’altra cosa: dello yoga fatto in casa, tra genitori e figli, come una delle strade su cui far circolare il prezioso capitale d’amore fatto anche di fisicità.

 

La prima idea che ho fatta mia è stata quella di non invitare i miei piccoli compagni a praticare come fosse una lezione. Ho semplicemente messo a loro disposizione, oltre al mio esempio, delle immagini, che permettessero di capire, imitare, provare.
Ispirandomi a “Il primo libro yoga” di Ursula Bottcher, che è più vecchio di me (e non più disponibile ultimamente nelle librerie), ma ancora efficace, ed usandone in parte le immagini, ho cercato di creare una correlazione visiva e simbolica con elementi della natura.

Questa è un’idea che non è estranea alla tradizione ed al senso dello yoga, in stretta correlazione con le essenze dell’essere, che ha ad esempio la posizione “della tigre”, “del cane che si stira” e così via.
Si possono fabbricare dei fogli con delle immagini semplici, disegnate o stampate, da lasciare a disposizione dei bambini.
Ad esempio nel foglio “del cobra” si può disegnare un cobra nell’atto di attaccare, e di fianco la sequenza di movimenti che portano a Bhujangasana, l’asana corrispondente. Il bimbo, quando è interessato, cerca spiegazioni e aiuto per replicare quel che vede nell’immagine, finchè non lo acquisisce e diventa autonomo. Al contempo, il fatto di richiamare il comportamento del serpente quando è in pericolo, le sue movenze, rende l’esercizio più immediato da comprendere e molto più affascinante.

E poi si può fare la luna, il pesce, la rana, il gatto, l’albero, la spiga, il leone … la fabbricazione dei fogli è una parte divertente del percorso che può essere fatta tutti insieme nei modi che si preferiscono. Li si possono estrarre in casa, in luoghi prestabiliti, o portare all’aria aperta, su un prato o al mare, dove la pratica diventa ancora più benefica.

Nello yoga quello che si vive con il corpo lavora in sintonia con la mente, le emozioni, l’autocoscienza ed è il canale per agire su di essi.
Quasi mai i bimbi che praticano sembrano dei piccoli yogi concentratissimi, ma questo non vuol dire che non stiano a modo loro lavorando su questi piani sottili ed autocentrandosi, anche se per farlo usano più risate che Ohm …
Un buon modo per aiutarli è mettere a loro disposizione anche esercizi respiratori e di rilassamento.
Sempre il libro della Bottcher ne contiene uno molto efficace, in grado di tenere tranquilli per qualche istante persino i miei! Si tratta di una piccola meditazione guidata in cui il bimbo sdraiato immagina di essere una nuvola e per diventarlo si alleggerisce progressivamente, accompagnato dalla voce dell’adulto che indica le varie parti del corpo che diventano via via più eteree. Per prepararlo funziona bene un giochetto preliminare in cui indicare tutte le parti del corpo, comprese quelle che di solito trascuriamo e ignoriamo, ma che in questo caso saranno oggetto di attenzione e diventeranno nuvola pure loro. In questo modo si impara anche la lentezza e la consapevolezza del respiro, utili per poi svolgere gli altri esercizi.
Ma non è detto che i bambini vogliano rispettare una sequenza, a volte desiderano anche provare un’asana (una posizione) sola, probabilmente perché risponde ad un loro bisogno corporeo e spirituale. Va bene. Questo è un percorso che non ha obiettivi fissi, non c’è giudizio, non c’è stress.

Naturalmente gli adulti devono abbandonare la prospettiva di svolgere una pratica completa mentre lo fanno i bambini, è meglio riservare questo tempo più per loro, mostrando come si fa, ma liberandosi dall’aspettativa di riuscire ad applicarsi ad una postura nel modo abituale. Lo yoga dei bambini non ha nulla di quello abituale, loro hanno il loro sguardo sulle cose ed ha poca importanza se non è quello precostituito.
Basterà abbandonarci a questo sguardo con fiducia e gioia, e ci potremmo trovare ad imparare dai nostri figli, anche a proposito di una pratica millenaria.

Un'insegnante di yoga molto speciale

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Caterina Lazzari
mamma di due, architetto, redattore, appassionata di genitorialità naturale, ambiente e dintorni

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