Venerdì, 22 Ottobre 2010 00:00

La cultura del portare i bambini

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 dollaro d'oro americanoCom'è decaduta la cultura del portare in occidente? Da quando si è smesso di portare?

Una volta il portare era un metodo indispensabile per accudire i bambini.

Pensiamo alle nostre origini: eravamo dei nomadi, il cibo era di origine vegetale. I bambini venivano portati con sé ovunque. Rimanere soli voleva dire essere esposti a morte sicura.

Si tratta, quindi,  di una delle  forme più spontanee di comportamento materno in molti mammiferi.

Noi siamo dei mammiferi!

Se osserviamo i piccoli di scimmia notiamo che si afferrano al pelo del ventre della madre e vengono portati. L’evoluzione ha  portato l’uomo alla posizione eretta,  alla scomparsa dei peli… e (ahimè!) alla perdita della fiducia nella bontà delle sue scelte. Con il tempo i vari “Dott. Spock” hanno preso il sopravvento!

 

Ma non sono andati persi nel neonato i riflessi primari (es. riflesso di prensione, riflesso di Moro, riflesso di Babinski) le posture (cifosi della colonna vertebrale, posizione divaricata-seduta e tibie ad O)  e la composizione del latte materno (meno grasso rispetto ad altre specie animali) che richiede un allattamento frequente.

Queste caratteristiche   “ci dicono” che il cucciolo d’uomo ha bisogno ancora come allora di avere la vicinanza del genitore.

Oggi come allora, per un neonato  rimanere da solo vuol dire essere esposto a morte sicura.

Da questa premessa si evince che in passato i bimbi piccoli sono sempre stati portati dai loro genitori, utilizzando supporti diversi nella forma e nel materiale a seconda della cultura e del clima delle diverse parti del mondo.

 

Il portare nella storia e nelle civiltà

Negli Stati Uniti, i primi americani a portare il bambino sono stati gli indiani, i quali portavano i bimbi fasciati nei “ paopooses”, fatti con  tavole e stoffa che legavano alle spalle. Questa abitudine era diffusa tra tutti i nativi nell’area degli Stati Uniti, infatti, c’è un’immagine di una donna che porta un bimbo sul dollaro d’oro (vedi l'immagine in alto).

Anche in Europa  si portava (come dimostrano molti dipinti e foto) ed era l’unica possibilità di spostarsi con il bambino e di lavorare mantenendo l’accudimento.

In Italia abbiamo l’affresco della cappella degli Scrovegni a Padova, dipinto da Giotto nel tardo Medioevo, che raffigura la fuga della Coppia Santa in Egitto (il particolare nell'immagine a fianco).

Maria porta Gesù in una fascia seduto sul fianco. Questo fa pensare che questa modalità di accudimento fosse presente.

Nel 1880 compare per la prima volta la Carrozzina.

Nei ceti sociali meno abbienti si portava ancora, mentre nell’alta società il portare cominciò a ridursi drasticamente. Quando la carrozzina fu alla portata anche della classe meno abbiente  il portare e i suoi effetti calmanti vennero dimenticati sempre più.

Nei paesi dell’entroterra  Campano  alcune nonne raccontano ancora di  come accudivano i bambini quando non c’era la carrozzina: le donne lavoravano nei campi e portavano i bambini  fasciati dentro le ceste di paglia o di legno. Un altro modo di portare era di metterli dentro “fazzoletti” molto grandi e  agganciati ad un ramo mentre le madri lavoravano i campi.

Intorno al 1940 in Sicilia si portavano i bambini nel grembiule che possedeva delle asole che si abbottonavano sulle spalle. I neonati si addormentavano nel grembiule addosso alle madri, che intanto si potevano occupare delle faccende di casa; poi diventati più grandi erano posizionati sempre nel grembiule seduti con le gambe divaricate davanti o sul fianco fino a quando (i bambini) cominciavano a gattonare.

Tutto questo accadde fino all’avvento dell’industralizzazione, periodo in cui le donne cominciarono a lavorare “fuori casa” sempre di più e non ebbero più la possibilità di portare i loro bambini con sé.

L’emancipazione ha avuto un suo costo per tutti noi!

Proprio da allora, si inizia ad osservare un  graduale passaggio da:

CULTURA AD ALTO CONTATTO ( nascita a casa, contatto corporeo con bambino, allattamento a richiesta, dormire insieme,ecc.)

a

CULTURA A BASSO CONTATTO (nascita medicalizzata, allattamento spesso artificiale o minimo, il bimbo dorme in ambiente diverso dai genitori, ecc.)

 

….E OGGI?

 

Il portare nel mondo

Ancora oggi nei due terzi del mondo si “portano i bambini” .

Dalla Siberia al Sud Africa, dall’Alaska all’Australia, ovunque nel mondo gli uomini portano i loro bambini.

Alcuni usano un semplice pezzo di stoffa: il Rebozo messicano, l’africano Kanga o Kikoy ( un pezzo di stoffa rettangolare), l’indonesiano Seledang o Sarong ( lunghe strisce di stoffa usate anche come vestiti o gonne), il peruviano Manta ( coperta quadrata), il tahitiano Pareo ( un pezzo di rettangolare di cotone colorato anche usato come gonna avvolta attorno al corpo) ed il Sud Asiatico Sari o Saree( diversi metri di tessuto leggero avvolto in modo che un lato finisca come gonna mentre l’altro va sulla testa o sulle spalle). Alcune culture hanno sviluppato metodi più ricercati come il cinese Mei Tai ( tipo zainetto di stoffa leggero), il coreano Podaegi ( una coperta con strisce e cinghie che porta il bimbo dietro) e il giapponese Onbuhino( sempre tipo zainetto).

Alcune popolazioni usano, perfino, delle pelli d’animali, mentre in Nuova Guinea utilizzano un marsupio fatto con una rete, le cui estremità vengono legate sulla testa.

 

Il portare in Europa

In Europa si vede un ritorno alla cultura del “portare i bimbi” a cominciare dagli anni 70/80 SOLO in alcuni  ambienti definiti hippy e alternativi, mentre negli altri “ambienti” continua ad incalzare la CULTURA A BASSO CONTATTO.

Nel ’72  una mamma tedesca ebbe come terzo figlio due gemelle. Per occuparsi di tutte le sue figlie prese una fascia portata da un viaggio in Sud America e iniziò a portare le bambine. Si parlò di lei su un giornale nazionale e l’idea della fascia conquistò molte mamme. Le molte richieste e l’interesse dimostrato, portarono la mamma tedesca a fondare la prima azienda di fasce europee (fasce lunghe), a diffondere le tecniche di legatura attraverso eventi e corsi e ad approfondire la tematica del portare i bambini con numerosi studi e ricerche.

Attualmente in Europa esistono più di 700 luoghi in cui vengono portati avanti i corsi sul "portare": 220 in Svizzera , 500 in Germania, 20 in Francia e ancora in Spagna - Inghilterra e Austria, ed alcuni in Lituania, Belgio, Irlanda;

In Italia è in enorme crescita la richiesta di corsi ed informazioni sul "portare i bambini", anche se  in molti casi ha una connotazione ancora “alternativa”.

Da pochi anni si inizia a portare con “metodo” grazie anche al progressivo aumento di sempre più associazioni che si occupano della diffusione della “cultura del portare”e che sostengono i genitori in questo percorso.

Questo ritorno ha un significato e una chiara direzionalità verso un tipo di genitorialità a contatto, che ha più consapevolezza delle reali necessità del proprio bambino e delle proprie.

 

A cura de "La scuola del portare"
fondata da Antonella Gennatiempo, psicologa

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