La violenza siamo noi…

Quel bambino…era un bambino vivace e vitale, un bambino “cattivo” secondo la pazzesca e, pur ancora in voga, concezione adulto-centrica che divide i bambini in buoni e cattivi, in tranquilli o “iperattivi”, in mansueti o piccole pesti. Buoni quelli che dormono tutta la notte, che non piangono, che si muovono poco; cattivi, viceversa, quelli che si svegliano spesso, piangono, non stanno mai fermi. 

Certo lui era cattivo e suo padre lo picchiava, lo picchiava soprattutto la notte quando si svegliava piangendo, suo padre andava nella sua cameretta e lo riempiva di botte finchè stremato non si addormentava, era un bambino…sì un bambino vivace, diventato poi timido ed introverso, una piantina tenera “piegata” dalla forza e dall’ignoranza, un bambino che non poteva proteggersi o difendersi. Quel piccolo uomo ora è un padre e la sua storia non è una storia rara, purtroppo, non lo è…

In questi giorni, mi torna alla mente questa triste storia, in questi giorni in cui mi giunge “l’istantanea” di un’infanzia ferita e lesa, in cui gratto sotto lo strato di apparente normalità di famiglie felici, di bambini sereni circondati dall’affetto e dal calore e vedo invece i piccoli palestinesi vittime del raid israeliano, l’inchiesta della procura di Salerno su un gruppo di persone che si scambiavano e divulgavano materiale pedo-pornografico con particolare riguardo a materiale inedito di grande crudezza, le inchieste sulle violenze all’interno delle scuole materne di Anfio e Pinerolo…per citarne solamente alcune…e allora mi chiedo…dov’è finita quell’infanzia accudita con tanto amore di cui ci vantiamo? Se il mondo ci rimanda tutte queste atrocità non sarà che anche in molte famiglie è presente la violenza e la crudeltà?

Non vorrei che fosse così…mi fa male al cuore solamente pensarlo…però più mi guardo attorno più vedo bambini feriti e lesi nella loro integrità, sistemi educativi che si fanno forti di metodi rigidi ed impositivi, dove l’uso della forza molte volte è considerato necessario ed utile. Vedo adulti che non riescono ad entrare in contatto con le loro emozioni e con il bambino ferito che piange in un angolo del loro cuore…E allora penso che sia giunto il tempo di un cambiamento radicale, di smetterla di riempirci la bocca di bei proclami e di frasi zuccherose per iniziare a far crescere il seme della pace a partire dalle nostre famiglie.

Se non possiamo fermare quella guerra e neppure quel genocidio, se non possiamo fermare quegli adulti che invece di proteggere oltraggiano e dilaniano possiamo però rendere i nostri figli persone capaci di provare compassione, persone che una volta cresciuti non utilizzeranno la violenza e la prevaricazione. Ma per farlo, possiamo solamente partire da noi stessi e dal tipo di educazione che decidiamo per i nostri figli, iniziando a rispettare i loro bisogni ed i loro temperamenti; senza volerli uguali a noi ma accettandoli per come sono, come persone uniche e speciali.

Possiamo dire basta a sculaccioni, sberle, premi e punizioni, smettendola di apostrofare i nostri bambini come buoni solo perché rispondono ai nostri bisogni ed iniziando ad accettarli per quello che sono, con il loro temperamento e la loro vitalità ed amarli perché sono così, perché sono i nostri figli, il nostro futuro, la società che stiamo costruendo…


Annalisa Gaspari mamma e Pedagogista


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Liberi di non picchiare

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immagine  Espen Faugstad

Barbara Siliquini

Da single impenitente, affamata di vita, girovaga del mondo, donna in carriera, sono diventata una mamma allattona, spesso alternativa e innamorata del grande universo della nascita dolce, dell'alto contatto, della vita consapevole. Così è nato GenitoriChannel, per condividere con tutti: i dubbi nell'essere genitori, le scoperte, l'idea del rispetto come primo valore della genitorialità, i trucchi per vivere il quotidiano con leggerezza e con consapevolezza.

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    Le sue mani che crescono possono diventare strumento per costruire o per ferire, così come la nostra stessa mano che tiene la sua può essere una guida affettuosa o può strattonare, stringere con rabbia, alzarsi e colpire.

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