I bambini hanno bisogno di contatto

Cosa significa genitorialità ad alto contatto?

Attachment parenting”, “maternage naturale”, “genitorialità ad alto contatto” sono tutti termini che indicano un determinato stile di accudimento genitoriale, che ha il suo fondamento nella cosiddetta Teoria dell’attaccamento, ideata da J. Bowlby nel secondo dopo guerra, e arricchita e approfondita da M.Ainsworth e molti altri negli anni a venire.
Bowlby ha avuto il merito di studiare a fondo l’esistenza e l’importanza vitale (nel senso vero del termine) del legame affettivo che unisce il bambino alla sua principale figura di riferimento, solitamente la madre, e di scoprirne le ricadute anche nella vita adulta.

La "teoria dell'attaccamento" e l' “attachment parenting”

I bambini hanno bisogni fisiologici che richiedono una risposta adeguata.
Alla base della teoria dell’attaccamento sta l’osservazione dell’esistenza di alcuni bisogni specifici per ogni fase evolutiva dei bambini e della messa in atto, da parte dei bimbi stessi, di alcuni particolari comportamenti volti a cercare di soddisfare tali necessità.
La persona che principalmente offre questa risposta, in modo costante, diventa, agli occhi del piccolo, una figura di riferimento fondamentale con la quale attivare un forte legame di attaccamento, una relazione intensa. Il modo in cui il “caregiver” sa riconoscere e rispondere a questi bisogni e caratteristiche del piccolo, influenza in modo significativo il tipo di relazione attivata, definendola in modo più o meno sicuro e sereno, e ponendola a fondamento anche delle future relazioni adulte. I bambini hanno bisogno di contatto anche più del nutrimento.
I più recenti studi sui bimbi piccoli e i neonati, come ad esempio quelli effettuati da W. Sears (padre della definizione “attachment parenting”), hanno dimostrato l’esistenza di un bisogno fondamentale presente nei piccolissimi, quello del contatto: contatto visivo, il contatto pelle pelle, il contenimento fisico e il portare in braccio.

Il nostro bisogno di conferme scientifiche

Apparentemente sembra un po’ “la scoperta dell’acqua calda”, e credo che le mamme di tutti i tempi abbiano sperimentato la potenza del richiamo di ogni neonato a questo bisogno. Ma in un'epoca come la nostra, dove tutto deve passare attraverso il vaglio della scienza per essere approvato, sapere di questi studi può in alcuni casi essere determinante.
Portiamo come esempio i recenti e significativi studi di Klauss e Kennel, che analizzando il tipo di parto vissuto, le modalità di accoglienza del bambino alla nascita e il successivo stile di accudimento genitoriale, hanno contribuito a rivoluzionare alcune procedure ospedaliere, favorendo pratiche come il breast-crawl e il rooming-in.

video introduttivo all’intervista di Marhal Klauss “ll primo sguardo”

 Che cos'è e cosa significa quindi alto contatto?

Partendo dunque dall’osservazione dei bisogni del bambino, e più recentemente, ponendo l’attenzione alle sue prime fasi di vita, è emerso chiaramente come il contatto fisico sia uno dei bisogni primari e fondamentali, al pari e più dello stesso nutrimento.
Questi studi quindi hanno dato il via, o hanno contribuito a legittimare, tutta una serie di comportamenti cosiddetti appunto “ad alto contatto”.
In questo modo, il bambino, trova massima soddisfazione dei suoi bisogni di latte e amore, di nutrimento fisico ed emotivo, di contatto corporeo ed affettivo, e, generlamente, vive in modo più sereno il suo adattamento alla vita extrauterina.
Molti studi hanno dimostrato anche l’assenza delle cosiddette “coliche del lattante” in tutte quelle culture dove l’alto contatto viene praticato sistematicamente, o comunque una percentuale notevolmente inferiore (40% in meno) di crisi di pianto nel neonato, tassi di allattamento più alti e soprattutto uno stile di attaccamento più sicuro nei bambini cresciuti secondo questo modello.

L’alto contatto facilita e predispone l’allattamento al seno.

Tenere il bambino vicino al proprio corpo, lo induce ad attivare meglio l’istinto di suzione e di richiesta del neonato, e nello stesso tempo fa sì che la mamma si accorga immediatamente dei primi segnali di fame e di richiesta del piccolo. Specialmente nei primi giorni di vita, nei bimbi pigri o itterici o prematuri, questo è fondamentale per avviare al meglio l’allattamento materno.
Stare molto vicini permette a mamma e bimbo di conoscersi reciprocamente e di sintonizzarsi meglio l’un l’altra.
Le richieste del piccolo vengono soddisfatte senza rigidità di orario e la produzione di latte si calibra continuamente permettendo di proseguire l’allattamento senza dannose interferenze.
La presenza continua della mamma, necessaria in un allattamento a richiesta, almeno nei primi mesi di vita, incide in senso positivo anche nella relazione di attaccamento, che prevede appunto la presenza il più possibile costante e disponibile del caregiver di riferimento.
“ il latte della madre non affluisce come un’escrezione, ma è una risposta ad uno stimolo e lo stimolo è la vista, l’odore, la sensazione del bambino e il suo pianto che segnala il biosgno.
Sono una cosa sola la cura della madre per il suo bambino e l’alimentazione periodica che si sviluppa come fosse un mezzo di comunicazione tra i due, una canzone senza parole.”
(Winnicott “I bambini e le loro madri”), per approfondire il tema “relazione mamma-bimbo e allatamento” 

Con l’Alto contatto, il bambino, lo si “indossa”

Durante il primo anno di vita, il piccolo trascorre la maggior parte del tempo tra le braccia materne, o meglio ancora avvolto in fasce/marsupi che lo sostengono e contemporaneamente lo contengono, ricreando per lui un nido simile all’utero da poco lasciato.
Numerose ricerche dimostrano gli effetti positivi del baby wearing sia in termini di sviluppo fisiologico del corpo del piccolo “indossato” (molto minore incidenza di problemi alle anche) sia in termini di benessere emotivo (drastica riduzione del pianto e praticamente totale assenza delle cosiddette “coliche”). “ i bambini nelle società ad alto contatto non piangono quasi mai, i loro bisogni primari vengono soddisfatti prontamente -
Una madre ad alto contatto non si aspetta di mettere giù il bambino al più presto per avere le mani libere e non si lascia neanche bloccare nelle sue attività quotidiane: si aspetta che il bambino stia con lei, addosso a lei, e lo porta con sè.”
(E. Weber “portare i piccoli” , Leone verde 2007), per maggiori info sul portare i bambini in fascia 

Alto contatto è comunicare attraverso la pelle.

I bimbi ad alto contatto sperimentano la sicurezza del contenimento anche attraverso il massaggio quotidiano.
Massaggio che può prevedere una sequenza precisa e prolungata di gesti, così come anche semplici carezze e manipolazioni date con lentezza e attenzione durante il momento del bagnetto o del cambio e della vestizione. Massaggiare e toccare (con delicatezza e rispeto) il corpo del bambino significa accompagnarlo a riconoscere i confini del proprio corpo, le caratteristiche dei propri arti, le sensazioni che si provano al tocco.
Significa anche insegnare l’attenzione, il rispetto, l’amore per la propria fisicità e quella degli altri. “gli elementi vitali che rinforzano il legame affettivo sono il contatto visivo, il contatto epidermico, la vocalizzazione e la comunicazione, nonchè le reazione del bambino e la danza dell’imparare a conoscersi: tutti questi elementi vengono messi in gioco durante il massaggio”
(W.McClure, massaggio al bambino, massaggio d’amore, Bonomi editore), per maggiori info sul massaggio infantile

L’Alto contatto si pratica di giorno e di notte

Dormire insieme, condividere il letto per tutta la notte o anche solo per il momento dell’addormentamento è una delle pratiche più diffuse al mondo e una di quelle più “criticate” ed osteggiate dalla nostra cultura, tradizionalmente a “basso contatto”.
Condividere il letto durante i primi mesi di vita può essere soprattutto molto comodo, specialmente se si sta allattando e si è costrette a numerosi risvegli del piccolo.
Allattare sdraiate a letto è uno dei modi migliori per riposare nonostante il risveglio, per rimanere in stato di dormiveglia, e proseguire subito dopo il sonno interrotto.
In questo modo anche il neonato evita risvegli bruschi e prolugati (luci accese e attesa per la preparazione del biberon) e si riaddormenta più facilmente.
Con l’andare dei mesi, il sonno condiviso (anche nel lettino o culla posto di fianco al lettone) contribuisce ad un sonno migliore in quanto il piccolo ha la costante sicurezza di ritrovare la madre al suo fianco ad ogni risveglio.

Spesso, soprattutto quando la mamma riprende a lavorare, o quando è in arrivo un fratellino, o in altri momenti di normale regressione, nel piccolino si riscontrano risvegli più frequenti. Aprire un occhio e intravedere la mamma che dorme al suo fianco, gli permetterà di riaddormentarsi sereno più facilmente.
“Dormire insieme ai propri bambini rientra nelle cosiddette cure prossimali che, come abbiamo visto, prevedono la prossimità, cioè la vicinanza fra madre e bambino.
Questo aspetto non è una moda o un vezzo dettato dalla teoria del momento, ma è condizione necessaria per la sopravvivenza della specie... mamme e bambini hanno bosgno di stare vicini, di giorno e di notte”
(A. Bortolotti, “ E se poi prende il vizio”?; Leone Verde)

Leggi anche:

Come si può essere genitori ad alto contatto nella nostra società

L'evoluzione della genitorialità ad alto contatto durante la crescita dei bambini

di Silvia Colombini
Educatrice, Consulente in allattamento IBCLC, mamma, sito www.latte-materno.com

Immagine di oksidor su flickr.com

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Commenti   

Michela
0 # Michela 2014-05-09 12:57
Sono contenta che finalmente inizino a girare queste informazioni! Scrivo un blog e tengo una pagina su facebook che parlano proprio di alto contatto! Inoltre su Facebook abbiamo fondato un gruppo nel quale le mamme con questo stile di maternage si possono geolocalizzare per trovarne altre vicino alla zona in cui abitano :) La diffusione ed il sostegno tra mamme è fondamentale!
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