Quando il papà sta a casa con i figli

Esperienza di un papà che ha scelto di occuparsi della famiglia mentre sua moglie lavora in azienda.

Nell'articolo "La grande fregatura del tempo di qualità", Barbara Siliquini, una delle "mamme" di GenitoriChannel.it, raccontava di come sia difficile nella nostra società riiuscire effettivamente a dare valore, e quindi a percepire, il tempo e la presenza che si dedicano ai figli e alla famiglia come un investimento importante, al pari di avere un buon lavoro con uno stipendio importante.

L'articolo ha suscitato un interessante confronto all'interno dell'area commenti, ci sono arrivate anche direttamente alcune testimonianze tra cui quella che vi proponiamo oggi, che è interessante perchè arriva da un papà che ha lasciato un'ottima carriera lavorativa per potersi dedicare completamente ai propri figli seguendoli personalmente nella loro crescita.

 

Lavoro o famiglia?

Ho 49 anni, torinese di nascita. Ho lavorato per 27 anni in ambito bancario e parabancario, in varie aziende in diverse regioni italiane e all’estero, con incarichi di sempre maggiore responsabilità e risorse da coordinare. Le mie passioni sono però da sempre la montagna, l’avventura e la vita all’aria aperta. Proprio in montagna ho conosciuto mia moglie; con ella ho felicemente coronato il sogno di poter abbandonare la città per vivere fra i monti, sfruttando un’occasione di lavoro inizialmente molto stimolante.  Abbiamo anche avuto la fortuna di avere due splendidi bimbi a 18 mesi di distanza l’uno dall’altro, che adesso hanno 7 e 8 anni e ½.

Con due stipendi di buon livello (mia moglie è responsabile amministrazione e finanza in un’azienda di informatica), era agevole per noi permetterci un aiuto per le pulizie in casa, così come una baby sitter, rigorosamente in regola, con contratto e relativi contributi.

L’esigenza  di trascorrere più tempo insieme ai figli si è però presto manifestata spontaneamente in entrambi; per motivi di distanza e di relativa anzianità dei nostri genitori, non potevamo contare sul supporto dei nonni come molte altre coppie di “lavoratori” e comunque ci siamo resi conto che anche questa soluzione non ci sarebbe sembrata quella giusta.

Scegliere la famiglia

Le nostre posizioni di responsabilità non consentivano scelte di tipo intermedio: uno dei due avrebbe dovuto... “mollare”.
Tanto per dare un’idea del tempo da noi dedicato al lavoro, dopo essere rientrati a casa intorno alle 19 nel migliore dei casi, si cenava, si giocava un po’ con i bimbi, si preparavano i vestiti per l’indomani, si caricavano lavatrice e lavastoviglie ed infine, messi a letto i due piccoli, si accendevano due pc collegati con VPN alle rispettive macchine dell’ufficio lasciate opportunamente accese e si lavorava ancora almeno fino a mezzanotte se non oltre.

Per noi e per i nostri figli, questo menage stava diventando insostenibile. E non potevamo neppure delegare le nostre aspirazioni di genitori attenti e presenti ad una baby sitter che, seppur bravissima, dolce ed affidabile, poteva solo raccontare un suo vissuto e non “farci vivere” certi momenti trascorsi con i nostri bimbi.

La nostra tristezza e l’insoddisfazione per il poco tempo che riuscivamo a dedicare alla vita a quattro durante la settimana ci ha fatto finalmente aprire gli occhi: dovevamo cambiare qualcosa e dovevamo farlo rapidamente. Non c’era il tempo di crearsi un’alternativa “morbida” prima di agire.

Perchè ho scelto di lasciare il lavoro per dedicarmi alla famiglia

I motivi per i quali alla fine è stato il sottoscritto a lasciare il lavoro sono soggettivi; credo che ogni coppia abbia caratteristiche e storia a sé e pertanto ritengo sia importante non utilizzare le scelte degli altri come guida ma definire solo l’obiettivo. Le modalità per raggiungerlo sono da trovare di comune accordo con il partner e vi garantisco che è un aspetto delicato e difficile del processo di cambiamento, ma anche il momento più bello ed esaltante.

I bambini hanno reagito molto bene e credo di poter affermare che il carico di tranquillità e di sicurezza che abbiamo portato nella nostra casa dopo le prime settimane di smarrimento e incredulità sono una delle soddisfazioni più grandi che ci sia capitato di sperimentare fin'ora.

Gli aspetti negativi

Ora è doveroso accennare agli aspetti meno simpatici che una tale scelta, così radicale, giocoforza comporta: per chi lascia un lavoro relativamente sicuro, tutto sommato prestigioso (maledetta autostima, quando si nutre dei valori sbagliati), certamente ben retribuito, la decisione equivale a lanciarsi da un aereo senza paracadute per vedere se come in “Point Break”, davvero si può riuscire a sopravvivere.

I retaggi primordiali dell’uomo che NON può dipendere da sua moglie per la sopravvivenza emergono prepotentemente e non c’è cultura o buon senso che tengano, almeno nei primi mesi. I neuroni del paleolitico prevalgono.
Per un lungo periodo, in verità forse non ancora del tutto concluso, mi sono sentito un essere inutile, un peso morto, un parassita della famiglia e non ero in grado di visualizzare come importante e di valore il tempo che potevo finalmente dedicare ai nostri figli e le azioni che potevo compiere, finalmente insieme a loro.

Cucinare, fare i compiti, giocare, gestire i piccoli drammi, le paure.. mi si è aperto un mondo che fino ad allora avevo solo sfiorato. E pensare che fino a pochi mesi prima mi ero sempre comunque ritenuto un ottimo padre, presente quanto più possibile e sempre disponibile.

Per me è stato difficile accettare la nuova condizione; il pensiero piuttosto sgradevole che, dal giorno della decisione, se avessi voluto tornare a contribuire al benessere economico della famiglia, avrei dovuto  coerentemente cercare un impiego part time e che, nella attuale situazione del mercato del lavoro nel nostro Paese, non sarebbe stato banale farlo.. Vi assicuro che i lavori domestici non possono sostituire una carriera lavorativa in termini di soddisfazione personale e gli introiti ridotti frenano qualunque velleità di prendersi delle libertà di spesa.

Questi sono aspetti spiacevoli che bisogna tenere in considerazione quando si pondera una scelta come la mia. La definizione di “casalinga frustrata” non l’ho inventata io ma esiste da tempo e questo significherà pur qualcosa.

Da qualche tempo mi sto comunque muovendo alla ricerca di un nuovo lavoro, meno “demanding” in termini di impegno temporale e la situazione del mio morale sta decisamente migliorando , giorno dopo giorno. Non so se questa ricerca avrà esito positivo ma intanto, dopo un guado lungo e difficile, voglio dire agli altri padri con desiderio di “downshifting” che si può fare. Anche a lanciarsi “senza paracadute” (don’t try this at home!)

Gli aspetti positivi

 Gli aspetti positivi di questo mio nuovo stile di vita, in parte già accennati, risiedono essenzialmente nella serenità familiare che si genera a livello di "nucleo".
Non è una serenità del singolo, o almeno non nell'immediato.

Mia moglie Sara ora è tranquilla e si può dedicare con tutto l'impegno possibile al suo lavoro, che richiede buone capacità organizzative e di pianificazione, nonchè di gestione dei collaboratori. Questo perchè sa che i bambini sono sempre seguiti, rifocillati, ritirati dalla scuola, accompagnati nelle loro attività extrascolastiche dal sottoscritto, dunque non ricevono semplice accudimento, ma le attenzioni e la presenza di un genitore. Questo non la frena poi dal dedicare parte delle ore libere alle faccende domestiche (che è impossibile gestire e domare interamente da soli, ve lo garantisco) e alla famosa qualità del tempo che anche lei desidera trascorrere con i figli.

Inutile aggiungere che anche il rapporto tra di noi ne trae grande beneficio (...dopo che il sottoscritto ha superato l'iniziale fase di shock...). E' evidente che la scelta non può essere un salto nel buio per tutta la famiglia; uno stipendio, almeno uno, deve poter garantire il sostentamento. Se poi lo stesso è di buon livello, con un po' di organizzazione e oculatezza, si riesce a mantenere uno stile di vita più che dignitoso, pur avendo dimezzato le entrate.

I bambini sono molto più esigenti con me di quanto non fossero con la baby sitter. Bisogna metterlo in conto che, quando a te sembra di aver già concesso loro, non solo il dito, ma braccia, gambe e testa, i bimbi, essenzialmente per esuberanza, gioia e felicità di averti finalmente a disposizione, richiedono anche tutto il resto. E' necessario pretendere il rispetto delle regole, ora più che mai, ma diventa piacevole farlo insieme e non dover più formulare la classica, eterna domanda al sostituto del genitore: "sono stati bravi?"

Invitare i loro amici e compagni di scuola per la merenda insieme, far fare loro i compiti , leggere ad alta voce, suonare strumenti e ascoltare musica insieme, scoprire le meraviglie di un mappamondo, raccontare viaggi, esperienze... ecco gli aspetti impagabili che nessuno stipendio, anche il più "stellare" potrà mai garantire.

Quando i figli entreranno nella fase dell'adolescenza ci sarà una nuova svolta da affrontare e probabilmente molta di questa magia svanirà come neve al sole, ma nella attuale fase di crescita, sono felice di essere vicino a loro, così come lo è mia moglie.

Reazioni di parenti e amici

I nostri genitori sono stati sorpresi ma non ci hanno criticato. Credo che siano in attesa degli sviluppi per dar eventualmente corpo alle loro paure in caso di esito negativo, oppure per manifestare forse indifferenza, forse appoggio, non saprei ancora, nel caso invece dovessimo cavarcela bene.

Gli amici sono tutti molto entusiasti e di supporto. Ma non so quanti di loro sarebbero effettivamente desiderosi di imitarmi.

Il mondo ideale in cui conciliare famiglia e lavoro

Il mondo ideale per conciliare lavoro e famiglia... personalmente non credo che possa essere un traguardo raggiungibile per decreto. La società ed il sistema lavoro si autoadattano alle condizioni che trovano.

Se i desideri di carriera e di autoaffermazione superano quelli di sostentamento e di conduzione di una vita dignitosa, allora è inutile sperare in un supporto da parte delle aziende o delle istituzioni perchè siamo noi stessi a non volere il cambiamento.

Forse,il telelavoro può costituire una forma evoluta di sostegno alle famiglie, ma per certe posizioni questa modalità non è certamente ben vista o sopportata dai datori di lavoro e pertanto non viene praticata o neppure prevista. Il telelavoro per elementi con responsabilità è già certamente ben presente (VPN, smartphones, tablets, ecc..) ma è un "di più", non certo una possibilità di ridurre le ore di presenza in ufficio... serve molto invece, durante gli eventuali giorni di assenza forzata per malattia.

 Marco

 

Barbara Lamhita Motolese

Amo l'innovazione in tutti i campi, e come mamma mi sono scoperta innovativa facendo scelte del passato!
Vivere la mia genitorialità ricercando la coerenza con il mio sentire e con il mio pensiero, mi ha portato a esperienze poco comuni e molto felici: il parto in casa, il co-sleeping, il babywearing, e l'homeschooling... per citarne alcune.
Sono un'appassionata custode della nascita e una meditatrice assidua.
Ho dato vita a GenitoriChannel.it per coniugare la mia passione dei temi genitoriali con quella per il web.

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