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23 Maggio 2012

Il marito di mia mamma e la moglie di mio papà

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"E' arrivata tua mamma e tuo..."
Quante volte ho dovuto completare questa frase con un'incerto "...suo marito". E quante volte ho pensato di inventare una parola che definisse la relazione tra me e il marito di mia mamma o tra me e la moglie di mio papà.
La verità è che le uniche parole esistenti, patrigno e matrigna, hanno un sapore così negativo da non prenderle neanche in considerazione.
E che dire delle "sorellastre"?
Alzi la mano chi non ha visualizzato immediatamente Anastasia e Genoveffa, le due bruttissime antagoniste di Cenerentola.


Ultimamente ho scoperto che esiste il grado di parentela "comare" e "compare" che definisce la relazione tra la propria mamma e la propria suocera (o tra papà e suocero). Ma il "marito di mia mamma" resta sempre il marito di mia mamma quasi che la nostra relazione esista solo in funzione di quella che lui ha con mia mamma.

In effetti in parte è così, se i miei genitori non si fossero separati e risposati non avrei avuto nessun rapporto con altri adulti. La "famiglia allargata" è un fenomeno abbastanza recente, il referendum sul divorzio risale al '71 ma ancora negli anni '90 quando frequentavo il Liceo, essere" figlia di genitori separati" era un marchio raro e non sempre ben accetto.
La percentuale di divorzi però è sempre in aumento e aumentano quindi anche le famiglie allargate. La parola famiglia assume significati nuovi che vanno al di là dei legami di sangue o di quelli burocratici. Difficile dire se questo sia un fatto positivo o negativo. Di certo molte coppie prima del referendum rimanevano sposati senza amarsi nè condividere più nulla l'uno con l'altra. In ogni caso è un fatto e in questo articolo lo prendiamo come tale.

Un papà un giorno raccontandomi la sua storia mi disse che aveva cresciuto entrambe le figlie allo stesso modo ma la prima non era in realtà sua figlia biologica, aveva un altro papà che vedeva spesso e con cui entrambi avevano un ottimo rapporto. Mettiamo per esempio che decidesse di lasciare la sua compagna, cosa succederebbe al rapporto con questa bambina?
Ricordo con grande divertimento la difficoltà di un'addetta all'anagrafe quando, già adulta, spostai per un periodo la mia residenza a casa di mia mamma e del suo attuale marito...
"quindi lei e questo Signore risultereste...conviventi!"
Convenimmo entrambe che era una soluzione ridicola ma che era l'unica soluzione burocraticamente possibile.

Da quando mia figlia è in grado di fare domande mi chiede spesso di quando la nonna F. e il nonno S. erano sposati. Lo fa con curiosità così come mi chiede "come nasce l'acqua?"  ma lo fa anche con una semplicità che mi sorprende poichè per lei tutto il tema della famiglia allargata/separata/di fatto... non ha nessun significato. Per lei esistono degli adulti che hanno con lei un rapporto affettivo e a cui lei vuole bene, indifferentemente dal tipo di parentela e dalle loro relazioni.

Per me essere "figlia di genitori separati" ha avuto un impatto abbastanza forte nella mia vita ma noto che lo stesso non vale per i miei nipoti per esempio. Forse conta l'età che hanno i figli quando avviene la separazione o forse conta la relazione che i genitori riescono a mantenere anche dopo la separazione, di sicuro difficile e soggetta a brusche interruzioni e riprese. Anche perchè se due persone decidono di separarsi significa che la loro relazione non era poi tanto serena, è quindi spesso molto arduo ricostruire la serenità dopo il distacco.
O forse ancora conta il tessuto sociale che hai intorno che contribuisce a farti sentire un pesce fuor d'acqua oppure "nella normalità".

Posso dire nella mia esperienza che l'aver avuto due "altri" genitori e due "altri" fratelli è stato e continua a essere un grande arricchimento nella mia vita e, a parte rare eccezioni, mi pare di osservare che questo valga per la maggior parte dei figli ormai adulti. La premessa doverosa è che il genitore "altro" deve essere molto consapevole e lucido del fatto che non può intervenire a livello educativo con dei figli che ha "guadagnato" a 10-12 anni.
Allora il genitore "altro" diventa un adulto con cui poter condividere cose che possono essere difficili da dire ad un genitore, ti conosce e ti ama ma non entra nella dinamica conflittuale tipica del genitore con il figlio. Allo stesso modo i fratelli "altri" allargano il numero di persone a cui poter chiedere aiuto o semplicemente con cui stare bene insieme avendo vissuti ed esperienze comuni.

Allora la parola "famiglia allargata" prende una grossa connotazione positiva e magari sostituisce in parte quel tessuto familiare di una volta, i cui fili sono stati sfilacciati dagli spostamenti, dalla volontà di fare delle scelte individuali (che non erano previste qualche generazione fa).

Mi ritrovo perciò nella speranza che i nostri figli, seconda generazione dopo i cambiamenti epocali degli anni '70, possano mettere le basi per un nuovo concetto di famiglia basato sui valori classici di unione, amore, forza, fratellanza e libero di restrizioni e paradigmi non più attuali o che perlomeno inventino una parola sensata con cui poter chiamare il marito di mia mamma o la moglie di mio papà!

di Barbara Motolese

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