Siamo andati nelle case dei NoTav... quelli che nessuno intervista

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Da lunedì i giornali hanno ricominciato a parlare dei NoTav, la Val di Susa era in pre-allarme già da qualche giorno poichè si prevedeva un allargamento del già tanto contestato "cantiere". Infatti  le forze dell'ordine hanno iniziato le operazioni di sgombero della Clarea, la baita simbolo dei NoTav ma qualcosa di molto grave è successo, un manifestante, Luca Abbà, arrampicato su un traliccio è precipitato dopo aver preso una scarica elettrica e versa in gravi condizioni.

Molti dicono "se l'è cercata", un giornale lo chiama "cretinetti" (ma questo è giornalismo?), molti altri lo inneggiano e #forzaLuca diventa in breve tempo TopTrend su Twitter, cioè una delle "parole chiave" maggiormente rilanciate a conferma che il movimento NoTav si muove agilmente sul web.

Ma chi sono i NoTav e perchè sono così ostinatamente contrari a questa grande opera che, a detta del governo, porterà benefici per tutti?

Io me lo chiedevo da tempo e dopo aver molto letto e poco capito ho deciso di prendere marito, figli e bagagli e andare a parlare con le persone, quelle vere, non quelle raccontate sui giornali. 

Ho approfittato di una iniziativa NoTav, di quelle che non fanno notizia perchè non hanno a che fare con scontri e polizia : i valsusini aprivano le loro case per chiunque volesse conoscere il territorio e ospitavano gratuitamente per poter raccontare il perchè del loro NoTav.

Per due giorni abbiamo ammirato la bellezza del paesaggio e goduto della magnifica ospitalità di Barbara De Bernardi e della sua famiglia, una donna sicuramente determinata ma lontana anni luce da quel ritratto di violenti facinorosi che rimbalza da un giornale all'altro quando si parla di NoTav.
Un caso isolato? No, quando siamo saliti passeggiando fino alla baita, teatro del triste avvenimento di lunedì, abbiamo incontrato decine e decine di persone.
Ci ha colpito innanzitutto l'età media che superava sicuramente la cinquantina e la tipologia variegata di signore con la gonna al ginocchio, anziani contadini, famiglie, uomini di mezz'età...anche qui un'immagine molto lontana da quella raccontata dai mass-media.

E abbiamo visto con i nostri occhi il cantiere, o meglio il non-cantiere perchè di lavori non vi è traccia, un cantiere che costa 90.000 euro al giorno ed è cintato come fosse Fort Knox. Dall'altra parte della barricata altre persone, in divisa questa volta.

E abbiamo capito la rabbia di una popolazione che da 20 anni combatte la battaglia di Davide contro Golia, sbattuta in prima pagina quando alza la voce ma ignorata per il resto del tempo, ho capito la frustrazione di vedere le proprie vigne recintate e i propri terreni espropriati a favore di un'opera faraonica che costerebbe all'Italia una cifra spropositata per creare ciò che già esiste ed è usato al 50% delle sue potenzialità: una linea che trasporta merci.
E forse a tutto questo si è aggiunto il malcontento, che è di tutti gli italiani, per la mancanza cronica di fondi destinati ai servizi, alle scuole, alla sanità, all'assistenza.

Non voglio convincervi a diventare NoTav, voglio solo fare la mia parte, raccontarvi cosa ho visto e invitarvi ad andare in Valle, a parlare con le persone che da 20 anni impiegano parte del loro tempo in questa lotta e che, ne sono sicura, avrebbero sicuramente molte altre cose di cui occuparsi ma scelgono di prendersi una responsabilità civile.

In questo video Barbara, mamma ed ex-sindaco di Condove ci racconta cos'è esattamente il TAV e quali sarebbero le conseguenze ambientali ed economiche dell'opera.

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