Luisa Marchionni

Luisa Marchionni

Dott.ssa Luisa Marchionni

Psicologa, Specialista in Psicodiagnostica, Docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. 
Le aree di intervento sono rivolte prevalentemente all’infanzia e all’adolescenza, con  riguardo al contesto familiare e alla riabilitazione psichiatrica.
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La riflessione che puntualmente mi faccio quando ho di fronte un adolescente è centrata sull’immaginarmi il tipo di infanzia avuta. Molti adolescenti si portano addosso ferite che si sono aperte nell’ infanzia.

Lo scrittore francese Paul Brulat scriveva: l’infelicità dell’infanzia si riflette su tutta la vita e mette nel cuore dell’uomo una fonte inestinguibile di malinconia.

Poi con il pensiero mi sposto e mi interrogo sulle modalità relazionali degli adulti significativi che hanno popolato il mondo infantile del giovane, gli stili cognitivi appresi, gli scambi affettivi e comunicativi ricevuti.

Come comportarsi con i figli adolescenti al momento degli inevitabili momenti di sofferenza legati alle relazioni?

Gloria è una madre attenta e sensibile.  Sua figlia di 17 anni  è stata lasciata dal ragazzo e si è chiusa in sé, rifiutandosi di mangiare e di comunicare. Gloria si sente impreparata a rispondere a tale sofferenza ed il proprio senso di colpa la porta a voler riparare. 
Cosa deve fare un genitore di fronte alle sofferenze (inevitabili) del proprio figlio?
Il genitore non deve esagerare nell’investigare nei problemi del figlio perché il compito che ha è molto più elevato: deve tralasciare le questioni spicce per tutelare un benessere e una felicità più generale.

All’interno della famiglia si sviluppa la prima rete affettiva importante; con il tempo si passa da una relazione di dipendenza totale ad un progressivo mutamento della relazione, in cui cresce la reciproca autonomia e si strutturano relazioni importanti anche con il mondo esterno.

Il periodo dell’adolescenza è il momento dei grandi mutamenti familiari: i genitori dovranno confrontarsi con la richiesta  del figlio di andare in discoteca il sabato pomeriggio o di uscire per un cinema la domenica. Il genitore avrà difficoltà nel ritrovare nell’attuale figlio (insofferente e un po’ scorbutico), il bambino disponibile e affettuoso di allora. Pertanto dovrà accettare ed elaborare questo sentimento di “abbandono” ma nello stesso tempo continuare ad essere verso il figlio figura sia di sostegno (per una maggiore autonomia) che di supporto nell’accudimento.

Cosa succede ai figli adolescenti quando un genitore per motivi di lavoro deve trasferirsi in un'altra città e trascina dietro sé tutta la propria famiglia?

Laura una ragazza di 13 anni deve aderire a questo progetto che non ha deciso e che non ha scelto, vivendo un’esperienza di rottura rispetto al suo passato.

I genitori da principio negavano la difficoltà di Laura di lasciare la città dove era nata, pensando ingenuamente che alle sue iniziali proteste avrebbe fatto seguito un adattamento felice e senza alcun rimpianto.

Previsione sbagliata.

Cosa succede ai figli adolescenti quando i genitori litigano? Quante volte ci capita, parlando con il padre dei nostri figli di utilizzare l'esperessione "tuo figlio"? Luisa Marchionni ci aiuta a capire le dinamiche che si innescano tra genitori e figli adolescenti.

Se è vero che il conflitto generazionale è senza soluzione lo sarà ancor di più quando i genitori dimenticano di essere una coppia.
Quando il bambino diventa adolescente spesso accade che i genitori attraversino una fase esistenziale di crisi sia per la propria età che avanza che per la stanchezza provata nella relazione di coppia. Questo avviene in un momento in cui il figlio avrebbe bisogno di “spiegare le vele” verso il largo, per acquisire consapevolezze su di sé e per conoscere il mondo, ma avvertendo le difficoltà dei propri genitori rinuncia a tale movimento di crescita e di autonomia e “ormeggia” nel porto familiare.

Comportamenti violenti e adolescenti... che consapevolezza c'è dietro questi gesti?

La violenza calcistica si descrive quale atto di vandalismo e di aggressione contro persone che appartengono alla squadra avversaria, in occasione degli incontri di calcio.
Questo fenomeno aggressivo alcuni sociologi l’hanno spiegato in senso socio culturale: i gruppi di tifosi violenti che rivendicano le curve (dei campi di calcio) come territori propri apparterrebbero a categorie sociali svantaggiate, vivendo quindi in condizioni di disagio e marginalità sociale.

Nel parlare comune spesso trovano posto le parolacce usate per rafforzare le nostre espressioni. Gli adulti dovrebbero aver acquisito la percezione del turpiloquio, ed in base a questa consapevolezza impiegare il linguaggio colorito solo in alcune circostanze (informali, con gli amici etc…), ma non dovrebbero diventare una componente normale del linguaggio. Di questo viene da dubitare alla luce di alcuni programmi in tv o addirittura nell’uso frequente in campo politico.

Nell’adolescente la parolaccia permette una immediata espressione di sé e dei propri sentimenti, ostentando pubblicamente la pro­pria interiorità. Per qualche parolaccia non ci si può scandalizzare, ben diverso se l’adolescente si esprime unicamente con esse o con oscenità. L’uso che ne fanno non è additabile unicamente ad un minor rigore sociale (scuola, famiglia, Chiesa) che perde questa sua funzione di arginare la volgarità, ma ad una profonda insicurezza nei rapporti con gli altri.

Riporterò le parole di una mamma che denuncia la propria disperazione per suo figlio adolescente caduto in coma. Una mamma che non si rassegna a chiedere alla sanità di “guardare” suo figlio e di riporre in lui tutte le risorse disponibili per un’esistenza dignitosa, anche se la sua immobilità e il suo silenzio schiaffeggiano quotidianamente le proprie speranze.
A questi familiari va tutto il mio affetto e la mia stima per il tanto lottare e per la tenacia che li rende compostamente fermi accanto ai loro cari e così caparbi nel conservare un’immagine del proprio caro non come ramo spoglio,  ma come adornato da  fiori di pesco. Ascoltiamo il suo messaggio...

 L’immagine che ognuno ha di sé prende forma lentamente in base alle risposte che riceviamo dagli altri: scopriamo così come gli altri ci vedono e cosa si attendono da noi. 

Sembra quindi che per sapere chi e come siamo dobbiamo chiederlo agli altri.

In adolescenza la costruzione di una propria immagine sembra essere una questione fondamentale. Se nell’infanzia contano soprattutto i giudizi dei genitori, in adolescenza diventano determinanti quelli dei coetanei o comunque del mondo esterno alla famiglia.

Adolescenti e genitori, un conflitto spesso costante e il rincorrersi di sensi di colpa e di inadeguatezza. Ecco il punto di vista della nostra psicologa.

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Anche nelle “migliori famiglie” si assiste a contrasti generazionali, con figli insofferenti e rivendicativi nei confronti di genitori nostalgici che ricercano il bambino nell’ormai figlio adolescente.